Treviso sugli altari, a Varese le ceneri

Successo per la mostra di Van Gogh nella città veneta mentre i numeri di Villa Panza sono inferiori alle aspettative

Il numero degli abitanti è più o meno identico, circa 80mila; identico è anche il colore del partito che detiene la leadership cittadina, la Lega Nord. Fine delle similitudini; perché mentre a Varese una figura culturale prestigiosa come Villa Panza boccheggia al di sotto del numero di visitatori previsto, Treviso riesce a organizzare l’evento culturale dell’anno, la mostra dedicata a Van Gogh che secondo le previsioni attirerà nella città – simbolo del Nordest mezzo milione di visitatori. E’ un divario difficile da nascondere, è un confronto che vede perdente Varese non solo con Treviso ma anche con molte altre realtà della provincia italiana. E’ bene dunque fissare innanzitutto i termini del paragone. 

Il museo di Villa Panza, nonostante diversi eventi giudicati di buon livello culturale, richiama una media di circa 25 mila appassionati l’anno; una cifra confermata in occasione dell’inaugurazione della mostra "Napoli Mirabile" dal direttore del Fai, che ha in gestione la struttura, Marco Magnifico. Le aspettative erano che sul colle di Biumo arrivassero 40 mila persone l’anno. 
I giornali nazionali, dal canto loro, hanno presentato in questi giorni le cifre che accompagnano l’avvio della mostra di Treviso: quasi 7 milioni di euro di investimento (una cifra record per una temporanea d’arte in Italia), oltre 200 mila visite prenotate nel giro di pochi giorni che da sole impattano già il numero dei visitatori richiamati a Treviso dalla precedente rassegna dedicata a Monet. L’evento vede impegnate fianco a fianco tutte le istituzioni locali e tutte le principali aziende, a partire dalla Cassamarca, la banca locale; ovvio che il tessuto economico non si muove solo per mecenatismo ma perché vede nell’afflusso di circa mezzo milione di turisti un affare formidabile. 

La domanda a questo punto inevitabile è: perché a Treviso sì e a Varese no? Perché pur in presenza di condizioni apparentemente analoghe la cultura da noi non viene ancora percepita come un investimento? Il benessere diffuso a Treviso come a Varese è identico, gli spazi non mancano né qui né là, la domanda culturale non è diversa (numerose agenzie turistiche varesine vendono trasferte a Treviso così come per tutti i principali eventi culturali d’Italia). Perché dunque Villa Panza, per citare un esempio, non decolla? Perché il premio letterario intitolato a Piero Chiara da quasi un ventennio fatica a varcare i confini locali e il festival della letteratura di Mantova in pochissimi anni è diventato uno degli appuntamenti di maggiore richiamo in termini di pubblico e di critica? Se questa città vede il turismo nel suo futuro è bene cominciare a rispondere a queste domande, a cominciare dalle istituzioni locali. Un quesito, tuttavia, vorremmo porlo ai responsabili del Fai e di Villa Panza; uno dei punti di forza con il quale nasceva l’esperienza del museo di Biumo era la prestigiosa collaborazione con la Fondazione Guggenheim. Collaborazione che fino a oggi è rimasta sulla carta. E’ una prospettiva che dobbiamo ritenere tramontata?

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Pubblicato il 12 Novembre 2002
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