Riuniti a Varese gli “amici” dei bambini di Chernobyl

Si è aperta la tre giorni della Fondazione "Aiutiamoli a vivere". Oltre 6000 famiglie italiane impegnate ad aiutare quasi 27 mila orfani

In un paese già martoriato dall’esplosione nucleare nell’86, con un livello di violenza impressionante e 13.825 “orfani- sociali”, si muove da dieci anni la Fondazione “Aiutiamoli a vivere”. Nata nel 1993 per accogliere i bambini di Chernobyl, ha avviato con la Bielorussia un rapporto di soccorso che oggi prevede interventi di sostegno ai bambini sia dal punto di vista educativo e professionale, sia da quello medico, sia da quello economico.
Le 6000 famiglie, divise in 240 comitati sparsi su tutto il territorio nazionale, si sono date appuntamento alle Ville Ponti per una convention che durerà sino a lunedì. Al centro del convegno, lo spirito di questa esperienza di solidarietà che è stata denominata: “Per amore, solo per amore”. Una tre giorni di dibattito per tracciare un bilancio dell’attività svolta nell’anno in corso e per analizzare le possibilità di dar vita a micro-progetti gestiti direttamente dai Comitati della Fondazione.

Tra gli obiettivi della Fondazione anche l’idea di realizzare alcune “scuola-fabbrica” per i ragazzi che escono dagli orfanotrofi verso i 17 anni e che non hanno alcuna competenza per entrare nel mondo del lavoro, rischiando di finire ai margini di una società già povera. Sulla scorta dell’esperienza maturata nel primo centro di formazione, la volontà è quella di avviare altre scuole offrendo quattro tipi diversi di laboratorio: uno sartoriale, uno di falegnameria, uno informatico e uno agricolo. L’obiettivo futuro è quello di far proseguire quest’esperienza didattica trasformandola in cooperative di lavoro vere e proprie.
Sul piano più strettamente materiale, la fondazione si è accollata l’onere della ristrutturazione degli istituti: l’estate scorsa 104 lavoratori edili si sono recati in Bielorussia per ricostruire mense, bagni e lavanderie.
Il terzo progetto è di natura sanitaria: 350 milioni di vecchie lire sono state investite per aprire un ambulatorio chirurgico specializzato nelle patologie oculistiche e nelle fibrosi cistiche. Il personale medico è locale ma è stato formato negli ospedali italiani sempre grazie alla fondazione.

«Nonostante il disastro di Chernobyl sia avvenuto diciassette anni fa – spiega Enrico Cherubini, presidente della Fondazione – l’attenzione è ancora abbastanza elevata. Ma ci vorrebbe di più. Noi stiamo tentando di portare un nuovo messaggio per educare le menti della società di domani perchè attualmente la cultura non è in grado di offrire molto di più di violenza e alcolismo. L’Italia è ancora sensibile al tema, i bambini che giungono in visita ogni anno sono 5.000. Ma vorremmo fare di più, intervenendo sul posto per aiutarli a costruire una società migliore. Chrenobyl sembra ormai un ricordo passato, ma presto sentiremo di nuovo parlare abbondantemente di quella catastrofe: si sono già riscontrati alcuni mutamenti genetici sugli animali e si teme il peggio».
La Fondazione “Aiutiamoli a vivere” ha sede a Trieste ma ha ben 103 sezioni in Lombardia. Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito www.aiutiamoliavivere.it

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Pubblicato il 06 Dicembre 2003
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