Antenna e carcere: questione di opportunità
Perplessità di fronte a due decisioni, una pubblica e l'altra privata, decisamente poco europee
In molti mi hanno chiesto perché Augusto Caravati abbia concesso il suo terreno per la mega antenna di via don Franco Rimoldi. «E’ il più grande costruttore della città, è un uomo potente e facoltoso, chi glielo ha fatto fare?». Da parte del Gruppo Caravati, nonostante le polemiche e le proteste dei cittadini, fino a oggi solo silenzio, che non è necessariamente un segnale di imbarazzo, ma solo l’esercizio di un diritto. E c’era pieno diritto da parte dell’imprenditore di disporre come voleva delle sue proprietà e anche di destinarle per iniziative che a nessuno potevano piacere, ma che erano legittime in quanto sanzionate da norme precise ancorché detestabili per il modo con il quale regolano una delicatissima materia.
Dal momento che dall’esercizio di diritti perno della democrazia sono derivate forti critiche è solo possibile discutere di opportunità o meno dell’iniziativa, della scelta di Caravati: siamo cioè nel campo delle opinioni, esse pure hanno pieno diritto di cittadinanza nella democrazia. L’antenna di via Rimoldi può essere allora considerata una contaminazione estetica, una bruttura in un quartiere di grande storia e tradizione come Masnago oppure uno sfregio a un comparto edilizio che è nato per la geniale intuizione dello stesso Caravati e che offre molto a Varese in termini di servizi (cinema, ristorante, bar ) e di abitazioni. Se anzi si considera che buona parte di edifici e aree sono di proprietà di Augusto Caravati, si potrebbe parlare di una sorta di autogol. Il personaggio è davvero autorevole e stimato tanto che i varesini lo hanno voluto resgioo della Famiglia Bosina, custode del buono e del bello della storia e della tradizione cittadina. Nel “pennellone” di 40 metri di via Rimoldi credo sia difficile trovare qualcosa di buono e di bello da proporre alla memoria delle future generazioni, ecco allora che si può parlare anche di infortunio, di un incidente di percorso non facile da far digerire anche ai cultori della bosinità.
Ma se parliamo con onestà intellettuale di opportunità, cioè senza avere la minima riserva in ordine alla legittimità e a valori come l’onorabilità, non si può trascurare la forte critica di un esponente dell’Ulivo a ” Varese Europea”: che sarebbe stata zitta davanti al progetto del nuovo carcere alla Piana di Luco. A me sembra che si possa parlare di opportunità relativamente alla contemporanea presenza nella “struttura” di Varese Europea di persone autorevoli come lo stesso Augusto Caravati, Arturo Bortoluzzi, leader ambientalista, e, se non fosse il padrone di casa, il sindaco Fumagalli.
Caravati dopo l’exploit dell’ antenna infatti potrebbe essere contestato per scarso senso estetico decisamente non europeo”, Arturo Bortoluzzi per non aver subito dissentito pubblicamente e ad alta voce nella querelle del carcere. Quanto al sindaco Fumagalli viene inevitabilmente a trovarsi in conflitto con altri colleghi quando manca il poco che li unisce nel nome dell’Europa e conta molto invece l’interesse delle singole comunità.
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