Le Acli di Varese invocano altre strategie per la pace
Dolore e solidarietà per le vittime di Nassirya ma anche proposte perchè si ponga fine a queste atrocità
Le ACLI varesine, riunite in Consiglio provinciale, aperto a tutti i dirigenti delle strutture di base e dei servizi, esprimono cordoglio e solidarietà alle vittime dell’atroce attentato a Nassiriya, partecipano al lutto ed al dolore dei familiari dei militari uccisi, raccolgono l’indignazione e il senso d’impotenza alimentati da questi eventi.
Le Acli varesine ritengono importante, senza lasciarsi trascinare da impulsi emotivi e da inopportune polemiche, richiamare l’attenzione di tutti i cittadini e di coloro che nel nostro paese e in Europa hanno responsabilità di governo, sulla non meno drammatica situazione della popolazione irachena. Milioni di persone stremate e lacerate da una lunga e crudele dittatura, da due conflitti bellici, da anni di embargo, in un susseguirsi di morti, dolore distruzione fisica e morale.
In questi ultimi mesi si sta verificando in quel paese un crescendo di violenza in un intreccio perverso di attentati e risposte militari. Continua di fatto una guerra, che non doveva iniziare e che ora vede coinvolti anche i nostri soldati, inviati ufficialmente sul posto con il compito di far ripartire la vita di quella nazione!
In queste ultime settimane sembra prendere forma in Iraq una situazione che assomiglia sempre più a tragedie già viste, a partire da quella Israeliana – Palestinese.
Le Acli varesine che hanno fin dall’inizio manifestato il loro dissenso verso l’avvio di questo conflitto, a fianco di milioni e milioni di cittadini dell’Italia e del mondo, rinnovano un appello affinchè i governi più direttamente coinvolti, elaborino ed attuino strumenti e percorsi di rappacificazione alternativi alla pratica della guerra, senza aspettare di essere obbligati a questi passi dalla continua morte dei propri soldati. Riconsegnino all’ONU il ruolo, l’autorevolezza, la libertà d’azione e i mezzi necessari per renderlo credibile come interlocutore non occupante quel paese.
Si attui quindi il graduale ritiro delle truppe d’occupazione e la loro sostituzione con le forze dell’ONU e quelle locali. Si definiscano infine tempi e modi per mettere il popolo iracheno nella condizione di praticare la sovranità, scegliere un governo e gestire anche l’unica ricchezza che possiede, il petrolio, con il quale realizzare la ricostruzione e la rinascita del paese.
Mentre siamo ancora raccolti attorno ai morti di Nassiriya, ci raggiunge la notizia di una nuova carneficina. A Istanbul in un attentato di fronte a due sinagoghe muoiono ebrei e mussulmani, vittime di una perversa logica omicida contro la quale lo schieramento di eserciti può ben poco. Per perseguire la pace e la giustizia occorre il coraggio di inoltrarsi lungo altri percorsi. Il Papa proprio oggi lancia un appello: costruire ponti,anziché muri.
Varese 16 novembre 2003
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