Piccoli comuni: sotto i 3000 abitanti, possibile terzo mandato
Mezza vittoria dell'Anpci che chiedeva l'abolizione del limite per tutti i comuni sotto i cinquemila residenti
Cade il limite dei due mandati per i sindaci dei piccoli comuni fino a 3.000 abitanti. La decisione, annunciata dal presidente del consiglio, è stata presa ieri pomeriggio nel corso del vertice di maggioranza svoltosi oggi a Palazzo Chigi. L’accordo politico, che oggi dovrà ora essere convalidato dai passaggi parlamentari, rappresenta una parziale vittoria per l’Anpci, l’associazione dei piccoli comuni che da tempo si sta battendo perché nelle piccole comunità venga eliminato il vincolo che impedisce al primo cittadino di ricandidarsi alla scadenza del secondo mandato. «Una battaglia di civiltà, un diritto democratico abrogato per legge» – sostiene da tempo, anche dalle pagine di Varesenews, Franca Biglio, presidentessa dell’Associazione e con lei tutti quei sindaci perplessi da un limite che impedisce, unico caso, la rieleggibilità di cariche istituzionali.
Parziale vittoria, si diceva. Perché la lotta da tempo sostenuta in realtà mirava ad ottenere lo stesso risultato per tutti i comuni italiani al di sotto dei 5000 abitanti, attualmente circa 5828, il 72% del totale dei comuni italiani con un bacino di 10milioni e 800mila abitanti.
Da tempo e con un certa urgenza, vista la scadenza elettorale di giugno, si lavorava ad un compromesso. Ieri la decisione: per i comuni fino ai 3000 abitanti il sindaco potrà ricandidarsi e governare legittimamente per il terzo mandato.
Una decisione questa che interessa, in provincia di Varese, una trentina di comuni che a giugno andranno a rinnovare le proprie amministrazioni con un sindaco alla scadenza del secondo rinnovo.
L’accordo raggiunto in consiglio dei ministri ha avuto reazioni differenti.
L’Anpci ha accolto la notizia con «soddisfazione e gratitudine nei confronti di quelle forze politiche che hanno sostenuto la battaglia».
Parzialmente soddisfatta è invece l’Anci, Associazione dei comuni italiani, che da tempo si batte per l’abolizione dei vincoli: «Confidiamo – commenta Giuseppe Torchio, presidente di Anci Lombardia – nella possibilità che i gruppi politici di Camera e Senato vogliano compiere un atto di giustizia in favore dei piccoli comuni, modificando il "tetto" indicato dei 3.000 abitanti».
Diversa la valutazione del Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni: la scelta annunciata dal Premier – scrive in una nota il portavoce Virgilio Caivano – ha il sapore della mera propaganda elettorale. Tale scelta, oltre che aprire una questione interna ai piccoli comuni al di sotto dei 5000 abitanti non risolve realmente i problemi dei piccoli comuni italiani».
Più grave, per la vera tutela della sopravvivenza dei piccoli comuni – secondo Caivano – è lo stallo in cui si trova «per oscure ragioni», il disegno di legge Realacci Bocchino, approvata alla Camera dei Deputati ma ferma al Senato.
Una legge che garantirebbe agevolazioni e incentivi ai residenti dei piccoli centri.
«Solo il 13% dei sindaci – conclude Caivano – ha firmato la richiesta per il terzo mandato a fronte di 10 000000 di persone che aspettano la tutela dei propri diritti».
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