Niet a Mosca, l’imprenditore Spiridonov è salvo
L'imprenditore russo vince la contesa giudiziaria, non sarà estradato e tutte le accuse da Russia e Venezuela sono state respinte dalla corte d'appello
E’ definitivamente sfuggito a Putin – sempre che sia vero tutto quello che fin qui ha asserito – l’imprenditore russo Andrey Spiridonov: la corte d’appello di Milano, con parere positivo della procura generale, ha archiviato il procedimento di estradizione richiesto dal Venezuela per entrambi i coniugi, basato su una presunta truffa nella fornitura di materiale petroliero.
E’ la seconda decisione a favore dei misteriosi russi, dopo che il ministero di giustizia ha archiviato anche la richiesta che proveniva dalla Russia di un arresto sempre per gli stessi reati. L’intrigo internazionale si conclude qua. Spiridonov ha vinto la battaglia legale, portata avanti dai suoi avvocati Enzo Cosentino e Andrea Boni. Il titolare di una società in via Marcobi, è ora, a tutti gli effetti, un rifugiato politico (come già stabilito dalla commissione ministeriale a suo tempo) ed è anche innocente rispetto alle contestazioni che gli vengono rivolte dal Venezuela e da Mosca, poiché la corte d’appello ha stabilito che la posizione dell’imprenditore è tutelata dallo status di rifugiato rispetto alla Russia, mentre le accuse provenienti da Caracas sono del tutto insussistenti.
Spiridonov, se è vero che si tratta di un oppositore che finanzia le manifestazioni contro il governo di Mosca, aveva più di un motivo per preoccuparsi, visto ciò che è accaduto due giorni fa a Valery Berezovsy in Inghilterra, ovvero il più noto oppositore in esilio del governo, trovato misteriosamente morto nel suo appartamento a Ascott. Il milionario russo ha portato a Varese un po’ di mistero e tante pagine di cronaca: l’immagine da intrigo internazionale che involontariamente gli è stata cucita addosso,: ha una grande disponibilità economica, ha investito soldi in un albergo a Forte dei marmi, aveva una valigia con 600mila euro in contanti quando è stato fermato dalla squadra mobile lo scorso anno, e ha una società a Varese. E’ stato aggredito una volta a Viggiù davanti alla sua villa da sconosciuti, mentre a dicembre la digos ha persino intercettato due ucraini che, per conto di un suo ex autista, sono venuti fino a Varese per chiedergli dei soldi.
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