Dionigi: “L’Insubria è viva. Gravi gli attacchi al suo prestigio”
Il rettore replica duramente alle critiche mosse nei confronti dell'ateneo: «Le nostre lauree honoris causa? Solo a personalità di pregio»
«L’università dell’Insubria è un ateneo vivo, vivace e tutt’altro che in coma». Con l’invito a mettere senso di responsabilità in ogni comunicazione, rivolto ai componenti interni dell’ateneo, il rettore Renzo Dionigi ha difeso questo pomeriggio la sua "creatura" dalle accuse che le sono state rivolte durante la campagna elettorale per la sua successione. «Nei giorni scorsi, che precedono tra l’altro le elezioni per il nuovo rettore, alcuni docenti dell’università hanno fornito alla stampa un’immagine distorta dipingendo l’ateneo come una struttura in coma e messa in pericolo dalle riforme e da fantomatici rischi di accorpamento. Ora, non voglio peccare di eccessivo ottimismo, ma sono più che certo che ci sono tutti i presupposti affinché l’università continui al meglio la sua attività».
Nessun accorpamento, ha ripetuto più volte il rettore, si prospetta all’orizzonte: «Non è previsto dalle attuali norme né dallo statuto di ateneo e non rientra nemmeno nei programmi del ministero. Solo una votazione unanime, che reputo totalmente remota, potrebbe portare in questa direzione. Ogni ateneo – ha continuato Dionigi – è geloso della propria autonomia. E a chi dice che in Italia le università sono troppe rispondo che si imbatte in un grossolano errore. L’Italia con i suoi 88 atenei è agli ultimi posti in Europa e nel mondo. L’apertura all’internazionalizzazione, la cooperazione dell’unviersitaria nell’ambito della ricerca, il numero di studenti che non diminuisce sono solo alcuni degli elementi che dimostrano il buono stato del nostro ateneo».
Dionigi si è rivolto ai professori dell’Insubria e alle nuove generazioni di docenti invitando a mantenere un rapporto con la stampa e la comunicazione «pur nella massima libertà, sempre nei limiti istituzionali e che mai perda di vista il prestigio della nostra istituzione» e ancora «nella comunicazione è comunque fondamentale mantenere lo stile che ci ha finora contraddistinto. Non nego che ci sono delle criticità, sia interne sia dovute alla nuova riforma dell’università, ma si possono superare solo se si mantiene un confronto civile e con lo stile che dovrebbe essere alla base della nostra reputazione». Nell’annunciare la consegna della laurea honoris causa al professor Agazzi, Dionigi ha ricordato i precedenti riconoscimenti consegnati da Uto Ughi al premier Mario Monti, da Alfredo Ambrosetti a Navarro Valls. «Tutte personalità di pregio perché mai abbiamo abusato di questo strumento e anche in questo caso delle cattive informazioni completamente prive di fondamento avevano diffuso voci su consegne di riconoscimenti mai prese in considerazione». Il riferimento è alla polemica innescata due anni or sono dalla presunta volontà di attribuire all’ex ministro Umberto Bossi, una laurea honoris causa.
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