La crisi del Sacro Monte

Calo delle prenotazioni, incassi dimezzati, pochi turisti. La denuncia dei commercianti

"E dove sono gli incassi?". C’è un barlume di humour nella loro storia; quando mimano le facce incredule dei commercialisti che chiedono al cospetto dei registri contabili: "E dove sono gli incassi di questi mesi? dell’ultimo anno? degli ultimi due anni?". Ma è un humour momentaneo, giusto una parentesi tra lo sdegno legittimo del bottegaio che vede a rischio i propri affari e il moccolo del cittadino che si sente defraudato nei suoi diritti. E le modulazioni del moccolo sono da girone dantesco; a seconda della zona del borgo, dell’essere più o meno esposto ai disagi vuol dire aggiungere e far lievitare la densità dell’arrabbiatura e dell’imprecazione che ne consegue.

Loro, i protagonisti di questa storia – che appare davvero nel suo complesso molto poco divertente, se non addirittura esplosiva – sono gli esercenti del Sacro Monte, albergatori e ristoratori, soprattutto. Ma non solo: gli stessi residenti o i pochi, pochissimi per la verità, turisti del borgo sacro.

Ascoltarne uno è come ascoltarli tutti. Le ragioni del singolo sono le ragioni dell’intera comunità. Un idem sentire di straordinaria coesione, sintetizzato mirabilmente nelle parole di colui che appare il Masaniello del borgo, nel cui sangue la protesta ribolle come lava vulcanica, il signor Antonio D’Erasmo, (nella foto in alto) titolare dell’albergo Sacro Monte: "Ne ho pieni i santissimi sacramenti. Lo scriva e scriva anche il mio nome".

E’ chiaro, a questo punto, che qualcosa non va, o non va più nel verso giusto da questi parti.

Smorzate le trombe e i tromboni per la rinascita della funicolare, vaporizzate le voci sul possibile futuro del Sacro Monte come patrimonio dell’umanità adottato dall’Unesco, sotto i propositi di rinascita rimane una realtà che, a detta dei diretti interessati, si fa di giorno in giorno più grama: "Questa città ha in mano l’oro, e lo tratta come se fosse piombo. Questa amministrazione si merita solo la latta.", distingue con competenza una ristoratrice, di buon piglio ma che vuole rimanere anonima tra quelle collocate sul piazzale del parcheggi.

Poco più in là un cartello in grande del comune, di quelli da area cantiere, reca la scritta "Interventi per la valorizzazione di Santa Maria del Monte. Riqualificazione area dismessa".

Valorizzazione e riqualificazione. Gli esercenti non conoscono affatto il significato di questi termini. Per loro, la valorizzazione, che si tratti del trenino, o la riqualificazione, siano i lavori per le fognature o la pavimentazione stradale, hanno comportato e comportano tuttora disagi; di più, rarefazione palpabile del flusso di turisti, riduzione in certi casi del 50% per cento degli incassi, disdette di prenotazione, per non parlare delle gimcane cui sono costretti per le più svariate ragioni; insomma le cifre e i termini di una crisi economica che non ha precedenti sulla sommità del monte.

Il cahier dè doleance è infinito e passa anche dalla sensazione di abbandono, per la mancanza di un vigile urbano, per la scarsa o intermittente illuminazione notturna, per l’assenza di addetti che svuotino i cestini, le vie d’accesso alle toilette pubbliche obsolete, per la sordità ad alcune proposte fatte dagli stessi esercenti all’amministrazione comunale al fine di rivitalizzare il borgo, ad esempio favorendo l’insediamento di botteghe artigiane; o la scarsissima pubblicità che ne viene fatto. Insomma per l’assenza di quelle elementari norme di civiltà e di recupero funzionale che vengono prima del riconoscimento dell’Unesco.

Se il campionario delle lamentele è lungo e variegato, la compagine è, si diceva, compatta, tanto da riunirsi anche recentemente per mettere a punto eventuali strategie e rispondere a dati pubblicati pochi giorni fa e da loro categoricamente smentiti.

Uno su tutti: che la funicolare abbia condotto, dall’inizio di gennaio fino alla fine di giugno, 250.000 persone al borgo: "E chi li ha visti mai?" commentano a una voce.

Si vedrebbero, ragionevolmente, anche se vi venissero sparse, spalmate geometricamente sui circa 182 giorni presi a campione. Il problema è che nessuno li ha mai visti questi fantomatici pellegrini, né in gruppo, né in fila indiana. Qualcuno ci prova a fare i conti in tasca alla funicolare. Ma i conti veri sono quelli di riflesso: "Fino a due anni fa", lamenta la ristoratrice del Ristorante Milano, " a giugno avevamo già tutto prenotato per ferragosto e spesso si facevano due turni a pranzo. Ora, a tutt’oggi, non abbiamo nemmeno tutta la sala prenotata. Ci mancava solo che il Comune decidesse di chiudere al traffico proprio il giorno di ferragosto dalla 9 alle 12". La notizia è di ieri ed è come alcool su l fuoco.

Cambi ristorante, vai sull’altro versante, muta il panorama sulla pianura ma non la prospettiva: albergo Sacro Monte, subito lì, fuori dal santuario, una manna per i più fedeli, per i fedeli anziani. Le cifre sono da paura: 85 prenotazioni il maggio scorso, mese mariano, propizio al grande afflusso di pie compagini; solo 8 le prenotazioni di quest’anno. Gli incassi di luglio 2002 sono meno della metà di quelli degli anni scorsi. Con punte di incassi giornalieri tali che, racconta il già citato D’Erasmo, "mi basta aprire il cancello ed accendere le luci che sono già in perdita. Ad agosto sempre le camere piene, quest’anno mezzi vuoti".

Altro che stessa spiaggia stesso mare…Queste sono cifre da diaspora incontrollabile.

Scendi ancora un po’, tanto per vedere se è così dappertutto; se il mitico Borducan, (saggiamente? forse) espone un cartello che recita "Breve pausa fino al 14 agosto" – e anche questa chiusura agostana dovrebbe far riflettere – la conferma ti viene dal ristorante albergo Colonne: albergo che da sempre vive più di un turismo manageriale che non di fedeli appassionati del Santuario. Per loro le cifre delle prenotazioni alberghiere non hanno subito smottamenti; il lavoro nel breve del bar, quello sì. "Dopo il boom dei primi tempi della funicolare" ci dice la figlia del proprietario, " abbiamo avuto un calo anche del 70% degli avventori normali, quelli di passaggio".

Settanta per cento? Metti anche che le percentuali non siano pesate col bilancino, o che l’umor nero tenda a vedere il peggio, tuttavia siamo anche in questo caso in presenza di dati allarmanti.

Delle due l’una: o i turisti ci sono ma sgattaiolano lungo i muri, mimetizzandosi e soprattutto non bevendo e mangiando più. Oppure siamo in presenza di un fenomeno di dimensioni massicce che rischia di privare il Sacro Monte di quel poco che gli è rimasto. Già non c’è un tabacchi, non un giornalaio. L’unico, l’erborista, manco a dirlo, è in ferie.

Sul banco degli imputati, naturalmente è lei, la funicolare, il fiore all’occhiello.

Poche ciancie: il trenino che fa tanto Belle Epoque, lo vedono tutti col fumo negli occhi, non ha portato i frutti sperati.

Sia chiaro nessuno, tanto meno loro, è contro l’idea platonica della funicolare. Bello e giusto, quasi, che ci sia.

Quello che non torna, e che a conti fatti sta mandando tutti sul lastrico a nord e a sud del borgo, è la scellerata scelta di obbligare turisti della domenica, e quelli settimanali sprovvisti di auto, a salire solo con quel mezzo. I disagi e i problemi li conosciamo tutti: il cambio del pullman al piazzale della prima cappella, l’avventuroso attraversamento della galleria, il bus navetta, l’arrivo in cima con l’ascesa petrarchesca al Monte Ventoux da affrontare, qualunque sia la meta da raggiungere. Difficile immaginare sorrisi radiosi. Risultato: calo drastico delle presenze. Chi sale, già ha speso per farlo, e spende meno una volta in cima.

Certo è difficile dar ragione al ristoratore che racconta quasi con commozione di come anni fa il piazzale fosse inondato di macchine, al di fuori di ogni controllo contro il parcheggio selvaggio: "Era una festa, allora". Una festa certo soprattutto per loro. Tuttavia non è difficile pensare che il contingentare in maniera così burocratica il passaggio delle automobili, senza uno straccio di bus che faccia lo spola col centro città – almeno uno all’ora, chiedono tutti disperatamente – non abbia inferto un durissimo colpo.

Lo dice, inchiodando il problema alla sua nuda verità, l’anziana, aristocratica turista, salita al borgo da Firenze, dopo aver viaggiato per tutto il mondo per una vita: "In quale città d’Italia l’è una ’osa del genere?".

La signora è arrivata l’altra sera. Pioveva che Dio che la mandava. Il suo autista l’ha dovuta scaricare a cento metri dall’albergo perché la strada era bloccata, pardon chiusa per lavori. Ha ottantadue anni, non guida, non può prendere la funicolare causa i gradini (mhm, vuoi vedere che si ci mettono anche le barriere architettoniche?). Al mattino successivo ha chiesto dove poter comprare un giornale: dalla terrazza dell’albergo gli hanno indicato la città a fondo valle. Ha chiesto fiduciosa dove fosse la fermata del pullman. A quel punto il signor D’Erasmo l’aveva già caricata sulla propria macchina e portata alla prima edicola.

La signora, da vera signora, gli ha pagato la benzina, ma almeno ha risparmiato qualche decina di euro per un tassi. "L’è una vergogna, l’è inverosimile", inveiva ancora a tarda sera, e non riferendosi certo alla benzina offerta. E poi butta lì una domanda: "Ma non è che vogliono danneggiare i preti?"

Ma fosse solo il trenino, o la mancanza di pullman…L’altra faccia del disastro sono i lavori perenni.

"Quando andate in ferie?" chiesero dal Palazzo al Colonne per mettere a punto i calendari dei lavori della rete fognaria e della pavimentazione. Lo stessa domanda la fecero al signor D’Erasmo.

Tutti d’accordo: mesi invernali, naturalmente. Gennaio e febbraio, tempi morti, si sa. Macché.

Piena stagione turistica. I lavori sono cominciati in primavera. Sono andati avanti a singhiozzo in estate. Dai Lavori Pubblici arriva la notizia: "Tutti i cantieri finiranno entro il 10 agosto". Si, per ferie!

I cantieri sono lì, strade bloccate con tanto di cartelli, lavori in corso, ma senza l’ombra di un operaio. Le magagne le vedi tutte: strade sconnesse, pavimentazioni provvisorie, tratti non asfaltati e polverosi in corrispondenza degli ingressi dei bar, buche a rischio serio per femori e marmitte dell’auto.

Al Colonne raccontano di clienti con il fondo auto da rifare e di cadute sull’infido sterrato.

L’odissea del signor D’Erasmo è ancora peggiore. In posizione strategica, gli hanno chiuso l’unica strada d’accesso. In primavera, gli hanno rifatto le fogne davanti alle cucine: ma a Pasqua, la ciliegina sulla torta; gli operai hanno lasciato la strada sventrata, lasciando ai margini del viottolo il liquame profuso, e non metaforicamente, dalle viscere del borgo. Telefona all’Aspem, telefona ai vigili, telefona a Palazzo Estense. Niente da fare. Capretto agli aromi locali.

Ora con la strada bloccata è costretto a pregare i fornitori, con moccoli di prammatica – problema che hanno tutti gli esercenti del borgo di questi tempi – perché portino i loro prodotti a piedi dovendo lasciare il camion più in basso.

Il peggio è quando deve portarsi lui sulle spalle i sacchi dell’immondizia dell’albergo intero – "…e, Sacramento, pago 7.000 euro di tasse per la spazzatura!!!" – più giù perché gli addetti non possono passare sulla stradina ufficialmente chiusa per lavori in corso, di fatto chiusa e basta.

E il D’Erasmo telefona. Inveisce e telefona. Ha chiesto appuntamento al sindaco; una, due, tre volte. Alla fine gli è stato fissato un appuntamento in Palazzo, con l’assessore ai Lavori Pubblici. Ore 12. Per essere un ristoratore, un orario intelligente (ma non ci va più nessuno al Sacro Monte, se la caveranno lo stesso, hanno pensato probabilmente in città). Alla fine di un tour per gli uffici comunali si trova davanti qualcuno che scende dalle nuvole. La Confesercenti ha già protestato ufficialmente per questo trattamento di un suo iscritto, con minaccia di andare per vie legali.

La risposta chiara però alla fine c’è stata: "I lavori vanno fatti, quindi, Signor D’Erasmo, è inutile che si agiti".

Il D’Erasmo? Che ancora si ricorda di quando da Palazzo Estense gli telefonarono in occasione di un convegno: "Prepari da mangiare per 100 persone". Arrivarono in 17 e senza preavviso. E’ andato in comune, quella volta dritto al bersaglio a farsi pagare almeno le spese vive.

Il D’Erasmo che non si agita? E’ una polveriera!

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 agosto 2002
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