La Lombardia esporta inquinamento

A Chiasso e Lugano l’inquinamento italiano incide fortemente sulla qualità dell’aria cittadina

La Lombardia è leader nell’export delle cose più strane: per esempio, dell’inquinamento atmosferico. È la conclusione a cui si giunge leggendo una delle ultime pagine pubblicate sulla sezione dedicata all’aria del sito ufficiale del Canton Ticino a cura dell’Ufficio della protezione dell’Aria. Nella pagina dedicata alle Faq (Le "Frequently Asked Questions", cioè le domande poste frequentemente) c’è un’intera sezione alla situazione dello smog invernale in Ticino ed in Lombardia, da cui si evince che la Lombardia esporta in Ticino inquinamento atmosferico, soprattutto per quel che riguarda le polveri sottili.

La parte di PM10 importata dall’Italia è particolarmente pesante per i Comuni ticinesi di Chiasso e Lugano:  varia tra i 23 µg/m3 per Chiasso e i 20 per Lugano. Una percentuale molto alta, visto che i limiti fissati dalla loro ordinanza contro l’inquinamento atmosferico sono di 50 µg/m3 per la media giornaliera e 20 µg/m3 per la media annua.
Nel resto del cantone invece la quota massima importata  è di 11µg/m3 , mantenendo in Ticino un valore di fondo circa il doppio rispetto al resto della Svizzera.
Valori che rendono il Ticino sempre al limite del valore medio annuo massimo, anche senza alcuna attività inquinante da parte loro. A titolo di paragone, lo studio ha analizzato anche la parte di PM10 derivante dal traffico ticinese, che si attesta per quello leggero a 1.6 µg/m3 a Lugano e 1.2 µg/m3 a Chiasso; e per quello pesante la quota parte è ancora inferiore 0.6 µg/m3 a Lugano e 0.7 µg/m3 a Chiasso.

Nella pagina di spiegazione pubblicata il 24 gennaio si analizza anche la situazione comparata per automobili e politiche di intervento, con risultati sconfortanti: in esso si nota che «In Italia il parco veicoli circolante è vetusto: su 23 milioni di automobili circolanti più di 13 hanno 12 o più anni d’età., mentre l’età media delle auto svizzere è di circa 8 anni». Si segnala poi che solo il 5% è classe Euro 4 e che  il 30-40% circa dei veicoli non è ancora catalizzato (cosa che, affermano i  ticinesi “spiega le concentrazioni elevate di NOx e CO”) mentre in Svizzera i veicoli catalizzati sono il 98-99%.
Inoltre, in Italia il numero di veicoli diesel è molto elevata:sfiora il 30 – 40%, mentre in Svizzera è solo l’8.4%: Una cifra aumentata di molto grazie alla grazie alla defiscalizzazione del gasolio, che nel solo 2004 ha visto il 58% delle nuove immatricolazioni in Italia nello stesso anno in cui in Svizzera diminuivano del 25%. Per di più notano «Sono tutte auto non ancora dotate di filtri antiparticolato (FAP)» che permettono di ridurre di molto la quantità di polveri fini messe in circolazione da questi veicoli, che normalmente da 1’000 a 10’000 volte più polveri fini dei veicoli a benzina. Una scelta, quella della defiscalizzazione dei diesel che rappresenterà per i ticinesi  «purtroppo un problema strutturale per diversi anni, visto il tasso di sostituzione italiano piuttosto basso».


Anche le politiche antiinquinamento e le misure urgenti italiane rappresentano un punto di domanda per i ticinesi: la Circolazione a targhe alterne per esempio, che vale per i veicoli non catalizzati e che ha già «contenuti risultati in termini di traffico ridotto (-10/20%)» in Ticino è una misura senza senso,  «perché coinvolgerebbe solo 1-2% dei veicoli» e il blocco domenicale della circolazione è una misura che «va considerata come un provvedimento
di sensibilizzazione della popolazione anche se, vista la densità elevata delle emissioni per kmq, può avere un suo senso in certe località italiane» Ma, conclude il testo: «Le misure vengono attuate in parte indipendentemente dalle condizioni meteo e sulla base di programmi prestabiliti. Questo ha portato ad attuare limitazioni della circolazione nei momenti in cui non ce n’era necessità e al contrario a non attuarle quando avrebbe potuto eventualmente servire».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 febbraio 2006
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