Anche la Svizzera difende la “sua” marina

L’operazione europea “Atlanta”, contro la pirateria somala, vede anche la partecipazione degli svizzeri. Ma i marinai arrivano dalle Filippine

I recenti fatti riguardanti la pirateria in Somalia hanno riportato all’attenzione una curiosità che non tutti sanno: l’esistenza della la marina svizzera. La partecipazione della marina d’oltreconfine all’operazione Ue “Navfor Atlanta” (missione a difesa delle imbarcazioni contro la pirateria nel Corno d’Africa), riguarda la protezione delle trentacinque navi mercantili, battenti bandiera rossocrociata.
Può sembrare una stranezza per un paese che non ha sbocchi sul mare, eppure la marina mercantile svizzera solca i mari fin dalla Seconda guerra mondiale, quando fu creata con l’unico scopo di “assicurare l’approvvigionamento del paese in beni e servizi vitali in caso di minacce d’ordine egemonico o bellico”, come cita l’articolo 102 della Costituzione elvetica.
Al termine del conflitto il mondo politico si chiese se era ancora necessario avere una flotta; e, dopo numerosi dibattiti, con la legge federale sulla navigazione marittima del 1953 la Confederazione decise di mantenerla, lasciandola però in mani private.
Oggi i mari e gli oceani sono attraversati da 35 navi commerciali svizzere di tonnellaggio diverso, a cui vanno ad aggiungersi circa 1.700 imbarcazioni da diporto di proprietà di privati od associazioni.
Per poter inalberare la bandiere elvetica, l’armatore deve avere residenza in Svizzera, e la maggioranza dei capitali deve essere di origine elvetica. Gli equipaggi dei mercantili, però, di elvetico hanno ben poco: su un totale di 650 marinai, solo una decina sono svizzeri, tra cui un capitano. La maggior parte proviene dalle Filippine (25% circa), gli altri soprattutto dall’Europa orientale e dai Balcani.
Per informazioni: www.swiss-ships.ch

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 settembre 2009
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