Un museo grande come tutta la provincia

Il 5 maggio 2011 nella sala convegni della Provincia L’Ordine degli Architetti ha organizzato una giornata di studio sul progetto di Ecomuseo varesino: per spostare la cultura dov'è, cioè sul territorio

Ecomuseo, la presentazione dell'incontroL’Italia è un museo all’aria aperta: lo dicono in tanti, da decenni, è quasi un luogo comune.
Spesso però sono proprio gli italiani a non accorgersi di quel museo che hanno intorno e che in Francia invece è stato teorizzato e ha anche un nome.
Si chiama Ecomuseo: un museo che non è fatto di un edificio, una collezione di oggetti e dei visitatori, ma da un territorio che contiene realtà storiche e una comunità. E’ proprio ispirandosi a questa idea che nel 2002 l’Associazione Varese europea, l’Ordine degli Architetti di Varese e il Politecnico di Milano hanno proposto la rete ecomuseale dei laghi.

Un progetto che è proseguito in silenzio, soprattutto dal punto di vista aaccademico, e che ora si ripresenta, con un nome (StraVa – Itinerario Celtico) e una giornata di studio che ne vuole rilanciare, soprattutto, l’aspetto culturale: «Non abbiamo ambizioni particolari, con questo progetto, se non quello di collegare  le realtà industriali storiche e artistiche della nostra provincia, per farne un itinerario che possa essere scoperto dalla comunità e dai turisti – ha spiegato Giangiacomo Cavenaghi, presidente dell’associazione ecomuseo – Con la speranza che si possa unire e valorizzare tutte le realtà del territorio che possano essere considerate come “Ecomuseo”: lo scopo del nostro progetto non è dividere in diversi progetti, ma aggregare realtà».

Una precisazione necessaria, per due motivi: il primo è che tra i sei argomenti-itinerari considerati come “ossatura principale” dell’ecomuseo (“sulle tracce del Besanosauro”, “le cento ville di Varese”, “Il liberty”, la “civiltà del fiume e l’archeologia industriale”, “il sistema dell’acqua” e “il sistema montagne”) uno di questi – o meglio, un progetto/itinerario simile ma non coordinato con il loro – veniva illustrato in Provincia nello stesso momento in cui veniva presentata la giornata di studio: uno sgradevole segnale di mancato coordinamento che dovrebbe essere invece fondante di qualunque sistema culturale, storico e turistico che possa davvero funzionare.

Il secondo che è stato scelto un titolo: “Strava – Itinerario celtico” che, malgrado le rassicurazioni degli organizzatori sembra strizzare l’occhio (almeno a parole) a un particolare tipo di cultura – e di governance dei territori – che, più che unire, spesso divide. Mentre invece «Il concetto stesso di Ecomuseo vuole passare l’idea di una visione della storia e del territorio non come governata dai vincoli, ma da una cultura intera che la protegge» come ha spiegato l’architetto Matteo Sacchetti. E il modo stesso in cui il progetto di Ecomuseo varesino non può che essere d’aiuto a tutte le amministrazioni, e a tutte le di qualunque colore siano.

Le ghiacciaie di Cazzago BrabbiaMa tant’è: di progetti come questi Varese ne ha proprio bisogno, l’ossatura dell’associazione è di quelle che puntano sulla competenza, e l’elencazione delle eccellenze culturali annesse alla rete Ecomuseale varesina è tanto grande quanto impossibile da sintetizzare: in esso sono infatti compresi castelli, chiese, chiostri e ville storiche, il Sacro Monte di Varese, i parchi pubblici e privati con alberature di pregio, il Campo dei Fiori con le caverne e i pipistrelli, il museo contadino di Casalzuigno con il torchio più antico della Lombardia, le torbiere della Valganna, gli affreschi sui muri delle case di Boarezzo, le trincee e alle fortificazioni della Linea Cadorna, le ghiacciaie di Cazzago Brabbia. Ma anche le conciarie dell’Olona, i numerosi mulini sui corsi d’acqua varesini, le vetrerie del Verbano. E i prodotti tipici del Varesotto e del Canton Ticino, le pesche di Monate o gli asparagi a Cantello o, ancora, i vini di Angera o certi prodotti lattieri o i fagioli dall’occhio di Brebbia, gli unici non arrivati dal’America. Tutte realtà che meritano di stare nell’Ecomuseo provinciale, che è riconosciuto anche dall’ente provincia stesso. «La Provincia di Varese ha approvato il proprio piano museale provinciale, dove al punto 6 è riconosciuta l’importanza dell’ecomuseo – sottolinea Arturo Bortoluzzi, presidente di Varese Europea, che con l’ordine degli architetti organizza il seminario – Non è quindi una idea teorica, ma è già compresa sul piano pratico».

IL PROGRAMMA

Per rilanciare il progetto, L’Ordine ha così organizzato una giornata di studio su StrAVa, che si terrà nella sala convegni della Provincia di Varese il 5 maggio 2011 dalle 9,30 alle 13.
Dopo i Saluti del Presidente dell’associazione Ecomuseo dei laghi, Giangiacomo Cavenaghi, il primo relatore sarà Attilio Fontana, sindaco di Varese e presidente di Varese Europea: che si domanderà “Perchè un Ecomuseo del Territorio?”.

A parlare della storia dell’Ecomuseo Varesino (il cui progetto è nato nel 2002) sarà invece Matteo Sacchetti dell’Ordine Architetti di Varese, professore a contratto al Politecnico di Milano e membro del direttivo Associazione Ecomuseo dei Laghi. Mentre a passare a un esempio di “musealizzazione del territorio” il Villaggio Cagnola, sarà l’architetto Angela Baila.

Il progetto StraVa verrà spiegato dall’architetto Paolo Albrigo mentre delle esperienze di altri Ecomusei parleranno l’architetto Donatella Murtas, consulente dei progetti Ecomuseo della Regione Piemonte, l’assessore all’agricoltura della Provincia Bruno Specchiarelli e il professor Ezio Vaccari, della raccolta Ecomuseale di Brinzio.

Si affronterà inoltre il rapporto tra Slow Food e gli ecomusei (cosa meno strana di quel che sembra all’inizio: tant’è vero che nel progetto ecomuseo sta a pieno diritto anche il Violino di capra) a parlarne saranno Lorenzo Berlendis di Slow Food Lombardia e Ivan Rovetta, fiduciario della condotta Slow Food di Varese. Infine la domanda “Varese è in riva al Cielo?” la porrà Robi Ronza, giornalista e scrittore.

In conclusione (intorno alle 12) è prevista una tavola rotonda, a cui interverranno: Arturo Bortoluzzi, Giuseppe Barra, Francesca Brianza, Alessandro di Gregorio, Giancarlo di Ronco, Giangiacomo Cavenaghi, Antonio Critelli, Sergio Vanini, Enrico Angelini. A moderare sarà Patrizia Kopsch.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 maggio 2011
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