Anpi: “Nessuna intitolazione a Giovanni Gentile”

L'associazione contesta anche l'ipotetica scritta sulla targa, ovvero che Gentile sia stato “assassinato negli anni tristi della guerra civile”

Riceviamo e pubblichiamo

La Sezione ANPI di Varese contesta la decisione, annunciata dall’Assessore Clerici e apparentemente non discussa con il Sindaco Fontana e la Giunta, di dedicare uno spazio pubblico a G. Gentile, esponente di primo piano del regime fascista, e ringrazia i Consiglieri del Comune di Varese che hanno chiesto di riconsiderare questa proposta nella sede più rappresentativa, ossia il Consiglio Comunale, in modo che ogni rappresentante istituzionale possa rendere espliciti i valori cui fa riferimento.
Come ANPI vogliamo rammentare agli “immemori della storia” ed ai “piccoli revisionisti locali” che il Gentile fu non un fascista sui generis, non uno dei ministri dell’istruzione della storia italiana, ma un intellettuale organico al fascismo, compreso quello della RSI, ed uno degli aderenti al manifesto sul razzismo, in cui era esplicitamente dichiarato che “Gli ebrei non appartengono alla razza italiana”, manifesto che apre la strada alle leggi razziali ed alla persecuzione, fino allo sterminio, cui anche il regime di Salò collaborò attivamente.
Come ANPI vogliamo anche contestare la scritta che l’Assessore Clerici vorrebbe porre sulla targa, ossia il fatto che Gentile sia stato “assassinato negli anni tristi della guerra civile”.
Non essendo il regime di Salò, cui Gentile aderiva, il legittimo rappresentante dello Stato Italiano, sono gli atti compiuti da questa dittatura, come la fucilazione a Firenze di 5 giovani che si rifiutavano di servire nell’esercito repubblichino, ad essere stati illegittimi, mentre la decisione, in clima di guerra, di rispondere a questo assassinio con l’esecuzione di Gentile era stata assunta dal comando toscano delle brigate partigiane, componente del Comitato di Liberazione Nazionale e quindi legittimato ad agire, nelle zone occupate dai nazi-fascisti, in nome dello Stato Italiano, come sempre riconosciuto in sede non solo storica, ma anche giudiziaria.
Ne consegue che, al di là dell’uso strumentale del termine “guerra civile” al posto di “guerra di Liberazione”, cui probabilmente l’Assessore in questione non riconosce il valore che il rispetto della Costituzione gli imporrebbe, tutto quanto vi fu di guerra “civile” in quegli anni dipese proprio dall’essersi i fascisti posti al servizio di una ideologia e di un occupante straniero che la Patria Italiana aveva ripudiato.
Chiediamo quindi al Consiglio Comunale di Varese, e ci rivolgiamo a tutti i Capigruppo, di rigettare questa iniziativa contraria ai valori democratici del nostro Paese ed alla memoria storica e al Signor Sindaco, Avv. Fontana, di bloccare ogni operatività nell’attesa di questo pronunciamento.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 ottobre 2011
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