L’apprendistato è troppo ingessato, serve elasticità

Indagine di Confartigianato su 250 imprese. «Strumento è interessante ma che non puo' risolvere i problemi creati dalla crisi»

Da un’indagine di Confartigianato Varese su un campione di 250 imprese, si apprende che il 100% degli intervistati è pienamente d’accordo con le occasioni fornite – ai giovani – dall’apprendistato. E ci si augura che con la pubblicazione del Testo Unico dell’apprendistato in Gazzetta Ufficiale (la n. 236 del 10 ottobre), qualcosa possa cambiare.
Perché le imprese di Confartigianato dicono che lo «trumento è interessante, valido, fondamentale». Un «investimento intelligente sul capitale umano» che, però, non può certo risolvere i problemi dettati dalla crisi. Quando il lavoro manca – l’80% del campione accusa ancora i colpi della recessione – non si può pretendere di alzare il livello dell’occupazione. L’apprendistato, così come è stato utilizzato sino ad ora dagli imprenditori della micro e piccola impresa, è troppo burocratico e rigido. «Manca di quella elasticità che non lo fa stare al passo con i tempi dell’economia e del lavoro», sostiene l’80% delle imprese. Il 60%, poi, non lo utilizza per la sola ragione che è impossibile inserire apprendisti quando l’imprenditore deve tagliare i costi e – nonostante se ne parli sempre meno – anche il proprio stipendio. Il 10% afferma che è «incentivante per il giovane ma frustante per l’azienda».
La transizione tra scuola, università e mondo produttivo, purtroppo, funziona poco e non troppo bene. Il mondo delle micro e piccole imprese ha trovato una soluzione nell’apprendistato, perché non vuole che il seme originario della formazione in impresa – o in bottega – vada disperso. Il valore dell’apprendistato è anche valore umano e sociale: nel primo si ritrova un contatto privilegiato tra chi il lavoro lo conosce e chi, invece, del lavoro si deve impratichire; nel secondo si trova quella leva di riscatto che potrebbe garantire alle nuove generazioni un’occupazione solida ed appagante. Per come va oggi il lavoro, il 30% degli intervistati dice di non potersi permettere un apprendista: «Tempi troppo stretti e risorse scarse per poter affiancare un giovane nel lavoro. E’ brutto a dirsi, ma a volte si preferisce un lavoratore che abbia già una buona esperienza e che se la sappia cavare da solo di fronte alla macchina. Non sempre però si trovano le figure professionali adatte: un’impresa specializzata in grill e churrascheria, per esempio, non riesce ad occupare un lavoratore che sia abile nel taglio della lamiera e nel controllo delle macchine ad impostazione numerica».
Ma se l’apprendistato diventasse meno ingessato, potrebbe ritornare ad essere quella soluzione di cui hanno bisogno le imprese. Apprendere significa imparare a conoscere. Significa crescere attraverso l’esperienza. Ogni anno, più di 120mila posti di lavoro sono rivolti ai giovani ma non sono coperti perché le imprese non trovano sempre le persone interessate. O perché i giovani preferiscono scegliere altre opportunità formative, oppure sono stati educati nei pregiudizi che gli istituti liceali siano sempre e comunque meglio delle scuole tecniche.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 ottobre 2011
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