Omicidio D’Aleo, la sorella: “Qualcuno minacciò Chi l’ha visto”

Al processo per omicidio nei confronti di Emanuele Italiano sono sfilati genitori, fratelli e sorelle della vittima assassinata nel 2008 e sepolta nei boschi di Vizzola Ticino. Salvatore viveva con la valigia pronta sul letto

L’intera famiglia D’Aleo ha testimoniato questa mattina (martedì) davanti ai giudici della Corte d’Assise di Busto Arsizio impegnata nel processo a Emanuele Italiano (foto in basso) per l’omicidio di Salvatore D’Aleo, ucciso nel 2008 con tutta probabilità il giorno stesso della sua scomparsa. Per la sua morte sono stati condannati Rosario Vizzini (pentito e reo confesso) e Fabio Nicastro (anch’egli pentito). Attraverso le parole della madre Crocifissa (foto a sin.), del padre Giuseppe, dei fratelli Marcello e Massimo e delle sorelle Giuseppina, Maria e Simona il pubblico ministero Giovanni Narbone ha ricostruito cosa è avvenuto nei giorni precedenti al suo assassinio e nei mesi durante il quale era considerato scomparso.

Toccanti le parole, in particolare, della sorella Maria che, a differenza del resto della famiglia, non ha saputo trattenere le lacrime ed è sembrata quella meno interna alle dinamiche familiari dei D’Aleo: «Mio fratello portava la gioia in famiglia – ha raccontato – era una persona buona finita nelle mani di persone senza scrupoli. Sin da quando ero bambina gli dicevo di stare lontano da Fabio Nicastro, anche se sono cresciuti insieme. Io non ho mai voluto avere niente a che fare con quella gente». Dietro le sbarre della gabbia Emanuele Italiano non ha fatto una smorfia nemmeno quando Marcello, fratello maggiore di Salvatore, ha detto di conoscerlo e di averlo visto spesso nei bar frequentati dal fratello Salvatore, da Nicastro e da Vizzini: «Fabio lo conosco dall’infanzia, gli altri solo di vista» – ha dichiarato. 

Molti in famiglia sapevano che Salvatore era stato ucciso e, con molta probabilità, conoscevano anche i possibili colpevoli della sua morte ma in aula nessuno di loro ha mai messo in collegamento l’attività svolta da Salvatore nell’organizzazione criminale di Vizzini e Nicastro con l’omicidio. La vittima non lavorava da tempo, anche a causa dei postumi invalidanti di un infortunio, ma – da quanto raccontano i familiari – non raccontava a nessuno quello che faceva durante le sue giornate passate con Fabio Nicastro e la sua banda. Molti di loro l’avevano visto preoccupato e sapevano che stava per partire, aveva la valigia pronta sul letto, ma a nessuno della famiglia è passato per la testa che stesse rischiando la vita.

Sconvolgenti, invece, alcune dichiarazioni di Giuseppina la quale ha dichiarato ai giudici che «anche la nota trasmissione Rai "Chi l’ha visto?" ha dovuto smettere di occuparsi della scomparsa di Salvatore dopo alcune telefonate intimidatorie». Marcello, invece, ha dichiarato che negli ambienti da lui frequentati era stato «isolato dopo la scomparsa di mio fratello – ha detto – le persone avevano paura di parlare con me». Massimo, il fratello più fumantino, aveva anche avuto un’accesa discussione con Fabio Nicastro e i suoi e Marcello era douto intervenire in sua difesa dopo una lite al bar scaturita dalla ricerca della verità sulla fine di Salvatore.

La prossima udienza si svolgerà il 18 dicembre alla presenza dei due testi chiave della vicenda, i due ex-capi ora pentiti Rosario Vizzini (colui che ha permesso di recuperare il corpo di Salvatore D’Aleo a oltre tre anni dalla morte) e Fabio Nicastro che sarà direttamente in aula.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 dicembre 2012
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