Processo all’allenatore violento: “Cinghiate e torture nei campus”

Colpo di scena al processo a Maurizio Vismara, ex-allenatore dei Seamen Milano ora in carcere con l'accusa di violenza sessuale su minore. La testimonianza della madre della vittima: "Molte madri preoccupate per i segni della violenza"

Il processo all’allenatore di football americano per violenza sessuale nei confronti di un minore che si svolge al Tribunale di Busto Arsizio ha aperto uno squarcio su un mondo ai più sconosciuto, fatto anche di violenza fisica e di vere e proprie torture che avvenivano nei campus promossi da Maurizio Vismara. A raccontarlo è stata la madre della vittima dell’abuso per il quale Vismara è a processo, a confermare alcune delle pratiche violente in uso definite "battesimi" è stato addirittura il presidente dei Seamen Milano Marco Mutti, anch’egli ascoltato come teste in aula. Il processo in corso riguarda un episodio particolare avvenuto nel novembre del 2011 nell’area giochi dell’aeroporto di Malpensa, da dove i ragazzi dell’Under 18 dei Seamen stavano per prendere il volo verso Cagliari per una partita di campionato. Secondo l’accusa uno dei ragazzi è stato violentato dal proprio allenatore, al culmine di un rituale che prevedeva schiaffi sulla schiena della vittima di turno per indurirne il carattere. Vismara è accusato di aver penetrato l’ano del giovane con le dita, utilizzando un preservativo, con la collaborazione di altri ragazzi della squadra tra i quali uno che ha ripreso tutto con il suo telefonino e ha pubblicato il video della violenza su Facebook.

La testimonianza della madre del ragazzo, questa mattina, ha aperto un vaso di pandora rimasto chiuso per lungo tempo sulla controversa usanza dei "battesimi" che, secondo molti nell’ambiente non esisterebbero più da anni. La donna ha prima ripercorso la vicenda accaduta al figlio, il quale ha subito gravi contraccolpi psicologici dopo quell’avvenimento: per due anni suo figlio non è stato più lo stesso, e da essere uno studente con buoni voti è arrivato all’abbandono della scuola dopo due bocciature consecutive. La donna, in seguito, ha raccontato di quello che accadeva nella società sportiva del figlio e ha raccontato dei campus organizzati da Vismara con tutta la squadra. Quello che accadeva la donna l’ha conosciuto tramite le testimonianze di altre madri preoccupate per i loro figli che tornavano a casa da questi momenti di aggregazione con lividi e segni sulla schiena. I racconti sono emersi in una riunione alla quale era presente il presidente dei Seamen Marco Mutti e che lui stesso ha confermato. In un caso un ragazzo, colpevole di avere i capelli rasta, è stato preso a cinghiate sulla schiena fino al punto di dover ricorrere alle cure dei medici del Pronto Soccorso mentre in un altro caso una madre ha raccontato di una vera e propria tortura che consisteva nel legare il pene della vittima con una corda, ad un sasso che veniva poi lanciato con le conseguenze che si possono immaginare. La prima violenza sarebbe avvenuta, addirittura, alla presenza dello stesso allenatore durante il viaggio di ritorno da un ritiro all’altopiano di Asiago, sul pullman. 

Il presidente Marco Mutti ha confermato i racconti delle mamme preoccupate, ai quali ha assistito lui stesso, ma ha anche sottolineato che la pratica dei battesimi e quel tipo di "gite" organizzate dal Vismara non erano gradite alla società che, tuttavia, non ha fatto nulla per fermarle e non ha mai proposto nemmeno la possibilità di allontanare il coach: «Ci faceva vincere – è stata la replica di Mutti – e i ragazzi lo osannavano». Eppure Mutti era al corrente delle intemperanze del Vismara (qui un esempio), in particolare conosceva il suo modo di fare in campo tra calci e pugni sul casco ai giocatori che non seguivano le sue direttive: «Conoscevo quell’aspetto del suo carattere e l’avevo ammonito dicendogli che alla prossima che avrebbe combinato sarebbe stato allontanato». Mutti era anche al corrente del processo per violenza su minore che aveva in corso: «Me lo disse in una telefonata ma mi assicurò che era tutta una montatura, una congiura contro di lui». Nemmeno questa notizia, rivelatagli dallo stesso Vismara, era stata ritenuta sufficente per allontanarlo dalla società. Come ha detto lo stesso Mutti ai giudici «il football americano non è uno sport per ballerine» e questo lo si sapeva ma l’esuberanza di Vismara sotto tutti i punti di vista non era passata inosservata nemmeno ai vertici della società che, tuttavia, non avrebbero fatto nulla per rimuoverlo. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 maggio 2013
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