Clark torna al buio in regia e nel tiro pesante

Brutta prova del play nonostante alcuni buoni canestri. Johnson cade ancora nella trappola dei falli, Sakota è il solo con la mira buona

SCEKIC 6 (foto di repertorio) – Di posizione, di esperienza, di necessità: per lunghi minuti resta da solo a combattere con i lunghi – pivot e non – di Avellino provando a farsi trovare pronto. Ma non può certo arginare l’onda d’urto in solitaria: per quello ci vorrebbe Shaquille.

SAKOTA 6,5 – Merita un premio perché, mentre i compagni giocano al tiro a segno del luna park – quello con i fucili dalla canna storta – Dusan trova almeno una serie di canestri da fuori e qualche buona lettura della difesa avellinese. Però fa anche il record mondiale di “canestro più fallo” concessi a un avversario: ben tre in pochi minuti. Su questo è imperdonabile.

RUSH 5 – Un salto qua, una buona idea là, ma sono tutte cose sparpagliate all’interno di una partita dove non incide praticamente mai.

CLARK 4,5 – Riesce a essere il peggiore nonostante il 5/5 da due, costruito anche con canestri pregevoli. Però fallisce ogni tentativo da lontano (0/5) incocciando il ferro anche su un paio di tiri che proprio non andavano assolutamente sbagliati. Perde la palla più importante, del possibile -3, perde pure in modo goffo quella per evitare di dare ad Avellino la differenza canestri. E ancora: in regia non inventa nulla, in difesa viene battuto sul palleggio anche da Ivanov (!).

BANKS 5 – Forse quello scontro nel primo quarto in cui resta a terra per un istante gli toglie un po’ di lucidità, una qualità che stavolta gli fa difetto per tutto l’arco dei 40′. Quattro palle perse per voler cercare sentieri ostruiti dai difensori, poco in attacco dove l’unica cosa bella è una tripla dall’angolo. Poco per uno come lui.

DE NICOLAO 6 – Giudizio che sta a metà: da un lato prova a mettere gambe e fiato al servizio di una difesa altrimenti costituita da paracarri, dall’altro per Denik fare canestro pare un’impresa al limite dell’impossibile (4 punti). Deve svoltare sotto questo profilo, altrimenti rischia di rimanere “quello che cambia il ritmo uscendo dalla panchina”. Poi Frates lo tiene fuori quando Varese perde l’attimo e viene stangata.

JOHNSON 5,5 – Non può ottenere l’assoluzione completa, perché per la terza volta in tre partite parte ad handicap per via dei falli e costringe Scekic a un lavoro extra. Quando rientra è tonante sotto i tabelloni, tra stoppate e rimbalzi, meno in attacco perché nessuno si degna di passargli la palla. Qualcuno in spogliatoio lo faccia presente.

ERE 5 – Se con Venezia a un certo punto aveva trovato la svolta, risultando decisivo nella seconda parte di gara, ad Avellino il capitano disputa una prova confusa, troppo alterna per diventare importante. Qualche buona difesa, qualche bel canestro, ma da 3 punti è nullo e in troppe occasioni finisce per forzare e andare fuori giri.

POLONARA s. v. – Ingiusto giudicare la serata di Achille, che pure stringe i denti per 8′, perché è evidente che non possa sforzare la caviglia gonfia. Gli fosse entrato almeno un tiro, sarebbe stato da applausi. Pazienza.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 febbraio 2014
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