“Tessuti non tessuti”, osservati speciali

Si è passati dai 6,9 miliardi di euro di commercializzazione in tutto il mondo nel 2006 ai 10,5 miliardi del periodo 2010-2013. L’Italia è il quarto esportatore con una quota pari al 7,8% (821milioni di euro)del commercio mondiale

La Camera di Commercio e il consorzio varesino per l’internazionalizzazione Provex hanno realizzato un’approfondita analisi sul commercio mondiale dei “Tessuti non Tessuti” (prodotti industriali ottenuti con procedimenti diversi dalla tessitura). L’interesse nasce dal fatto che questo comparto offre alcuni dei prodotti maggiormente esportati dalle nostre imprese: studiarne le dinamiche a livello globale è quindi utile anche agli esportatori varesini.
Dopo il picco negativo del 2009 (6,9 miliardi di euro di commercializzazione in tutto il mondo), il comparto dei “Tessuti non Tessuti” ha evidenziato una crescita molto intensa (+11,7%) nel periodo 2010-2013, fino ad arrivare agli attuali 10,5 miliardi di scambi.

Tra i produttori ed esportatori di questo prodotto si afferma una forte specializzazione della triade Germania, Stati Uniti d’America e Cina che copre il 42% del mercato. Inoltre i primi 10 competitor coprono il 72% del commercio e l’Italia è il 4° Paese esportatore di “Tessuti non Tessuti” con una quota pari al 7,8% del commercio mondiale (pari 821milioni di euro). Rispetto alle quote di mercato tra il 2000 e il 2013 il Giappone ha quasi dimezzato la propria presenza sul commercio mondiale (da 8,4% a 4,6%). Anche i produttori tradizionali europei e statunitensi, stanno perdendo quote e, tra questi, l’Italia registra l’arretramento più evidente (da 11,1% a 7,8%), per gli Usa le perdite sono meno consistenti (da 16% a 13,9%) e la Germania sembra reagire meglio alla concorrenza (perde solo lo 0,9 della propria fetta di export).
Nel frattempo la Cina avanza: da una quota del 2,3%, i cinesi arrivano a coprire il 13,8% del mercato mondiale affermandosi come leader mondiale in termini di volumi (insieme a Germania e USA). Su scala decisamente più ridotta, guadagnano segmenti di mercato i produttori di Turchia, Repubblica Ceca, Spagna e Brasile.
Tra gli importatori cresce, invece, il peso dei mercati dell’Est Europa (Polonia, Russia, Repubblica Ceca); Cina e India (tra gli altri Paesi Brics); mentre iniziano ad avere numeri interessanti i mercati di Vietnam, Turchia, Egitto e Arabia Saudita. I “Paesi Emergenti” molto spesso non rappresentano il mercato finale del prodotto ma costituiscono un polo di lavorazione della filiera.


di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 febbraio 2015
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