“Aiuto, ho un chironomide sul balcone!”
Un lettore di Galliate credeva di aver fotografato una zanzara tigre appoggiata sulla neve e già temeva rivoluzioni ambientali legate al cambiamento climatico. E invece...
Qualche giorno fa, poco dopo la nevicata abbondante, un lettore di Galliate Lombardo ci ha inviato un’email con una foto. Diceva di aver visto una zanzara tigre appoggiata sulla neve: oggettivamente un po’ strano, trattandosi di una fredda mattina di marzo.
Questa la sua email:
“Vorrei segnalare alla vostra attenzione questa foto scattata dal terrazzo di casa mia: una “bella” zanzara tigre viva posata sulla neve che si sta muovendo verso la parte soleggiata. A propostito di cambiamenti climatici: non male vero? Lascio a voi eventuali commenti.
Antonio”
Noi, curiosi come scimmie, abbiamo interpellato alcuni esperti ed è arrivata puntuale come sempre la loro risposta: no, non è una zanzara tigre e i mutamenti climatici non c’entrano nulla.
Ecco la spiegazione dei “nostri” professori.
L’insetto ritratto nella foto del lettore, sebbene possa essere, all’apparenza, confuso con una zanzara, appartiene in realtà ad una differente famiglia di Ditteri, ossia l’ordine di insetti che comprende zanzare, mosche, tafani e più in generale tutti gli insetti a questi simili e caratterizzati dal fatto di avere un solo paio di ali, il primo con ali membranose e trasparenti, dedicate al volo. Il secondo paio d’ali nei Ditteri è normalmente trasformato in “bilanceri”, ossia appendici brevi usate per stabilizzare il volo. Pierfilippo Cerretti (un esperto di ditteri dell’Università Sapienza di Roma) ci conferma che l’animale ritratto nella foto è un Chironomide: appartiene cioè ad una famiglia di ditteri assolutamente innocui (non si nutrono di sangue come le zanzare) le cui larve si sviluppano in svariati ambienti acquatici. Il fatto di averlo fotografato sulla neve non è inusuale, in quanto alcune specie di Chironomidi sono legate ai climi freddi e sono attive nei primi mesi dell’anno, con temperature rigide ed anche in presenza di neve. È quindi una bella testimonianza di come in natura diverse specie si siano adattate a vivere in situazioni estreme, riuscendo a sopravvivere in condizioni climatiche estreme o in ambienti che per molte altre specie risultano proibitivi.
Carlo Morelli e Marco Trizzino, collaboratori dell’Unità di Analisi e Gestione delle Risorse Ambientali – Guido Tosi Research Unit Dipartimento di Scienze Teoriche e Applicate Università degli Studi dell’Insubria
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