La vocazione del figlio d’arte: “Papà, indovina chi viene in azienda?”

Nei giorni scorsi avevamo conosciuto la Erresse di Cairate attraverso il "video-grazie" dei dipendenti al titolare Alessandro Girola. Ora cerchiamo di scoprire dove vuole andare. E il futuro si chiama Riccardo (23 anni): «Cosa abbiamo in comune? L’onestà»

Alessandro Girola, titolare della Erresse di Cairate, ha 57 anni, cinque dipendenti e un’azienda che ha fondato perché «era il mio sogno», dice. L’impresa, specializzata nelle costruzioni e lavorazioni meccaniche di precisione (cambiafiltri, valvole deviatrici, condotti, teste e blocchi deviatori), è una piccola famiglia che ha saputo resistere anche alla crisi più nera. A tal punto che i dipendenti, per ringraziare Alessandro, hanno girato un breve ma simpatico video (lo vedete sul sito di Confartigianato Varese) dal quale traspare tutta la loro riconoscenza. Posti di lavoro, e stipendi, salvi.

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Io sentivo di doverlo fare, lui ha la vocazione
Ma quant’è dura fare l’imprenditore? Tanto, ed è per questo che quando Riccardo, oggi alla soglia dei 23 anni, ha detto al padre di voler seguire le sue orme, la risposta è stata solo una: «Ma sei sicuro?». «Avrei preferito che mio figlio seguisse la sua strada, magari una laurea in ingegneria – dice Alessandro – Io ho fondato un’impresa perché sentivo di doverlo fare: quella di mio figlio, probabilmente, è una vera vocazione». Imparare a fare l’imprenditore: è possibile, a patto che si parta dal poco per poi crescere: «A Riccardo, il primo giorno in azienda, ho detto subito di imparare a lavorare e di conoscere le macchine. Poi, come dico a tutti, preferisco che siano i miei collaboratori a decidere come raggiungere il risultato».
I giovani, pronti a dare nuove idee e portare freschezza per aiutare l’azienda a fare il salto, spesso decisivo, sui mercati (i prodotti della Erresse vanno in Germania, Spagna, Israele, Giappone e Turchia) hanno un entusiasmo e una spontaneità che non può fare che bene all’azienda.
«Certo che ci scontriamo, ma in senso positivo. Io dico “fai così” e lui, a volte, disegna e progetta come vuole». Però questa storia del passaggio generazionale, di avere un figlio che dovrà “faticare” come lui, correre ogni giorno, impazzire quando si devono far quadrare i conti, discutere con le banche per un finanziamento, gestire i fornitori causa un po’ di ansia. Dunque, in cosa Alessandro non concorda con Riccardo? «Che rimanga qui», incalza sorridendo.

Ha un cuore da trenta chili
La battuta nasconde un orgoglio incontenibile perché «Riccardo è irruento, testardo ma incredibilmente sensibile. Io? Testardo, proprio come lui. Ma c’è un valore che gli ho trasmesso e al quale tengo in modo particolare: l’onestà». Certo a volte accade che Alessandro scalpiti e si faccia sentire, ma alla Erresse tutti sono d’accordo: «Come nella canzone “New Orleans” di Davide Van De Sfroos, il titolare ha un cuore da trenta chili». Generoso ma anche determinato, «perché un’azienda la fai solo con tanti sacrifici. La formula per avere successo sta tutta qui: dieci anni senza andare mai in vacanza. E a chiederti ogni giorno cosa poter fare di nuovo».
Riccardo si nutre da sempre di questa linfa imprenditoriale. Dopo un diploma all’Istituto Aeronautico, avrebbe voluto fare il pilota ma i costi erano esorbitanti. Poi tutti ricordano che fin da bambino «dava fastidio al capofficina con le sue tante domande»: la strada era segnata. Il giovane respira meccanica da sempre: lo zio era un imprenditore tessile ma non stava mai fermo, lui smanettava tra motori e motorini, il padre se lo trova in azienda a 20 anni perché, dice Riccardo, «la mia è stata una scelta naturale».

Il cliente che non paga e il rischio baratro
Alessandro, insomma, può stare tranquillo anche se sulla prima frase del primo giorno di lavoro padre e figlio non sono d’accordo: «Macché – incalza Riccardo – lui mi ha detto subito di trovare un altro lavoro, ma io ho visto cosa ha fatto lui e non mi sono lasciato scoraggiare». Anche di fronte a quella crisi nera del 2011, quando un cliente non pagò i lavori: «Una macchina è ancora in magazzino, si è lavorato gratis e su quella ci paghiamo pure le tasse», afferma nervoso il titolare. In quel 2011 Riccardo è un adolescente, «avevo il mondo in mano e non vedevo il problema: lo capii dopo».

Disegni e progetti in 3D
E oggi, i problemi, li affronta ogni giorno ma sapendo di aver portato in azienda qualcosa in più: «Oggi disegno e progetto in tridimensionale, con il progetto Inventor, dopo aver seguito un corso mirato al Politecnico di Milano. Così ho tagliato costi e tempi perché se prima il cliente passava da noi e poi dal disegnatore, oggi si confronta direttamente con noi. E le macchine corrispondono in pieno alle sue esigenze». Alla Erresse, dove l’età media dei collaboratori è di 30 anni, i pezzi sono unici.
Riccardo sta al gioco: descrivi tuo padre con tre aggettivi? «Determinato, onesto e disponibile. Io gli somiglio e credo tantissimo nella collaborazione: mi piace condividere quello che imparo». Per il figlio è questa la formula vincente: «Penso all’azienda come ad una tavola rotonda dove tutti sono chiari, trasparenti e a loro agio: tutto qui».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 gennaio 2017
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