Aiutare i ragazzi ad apprendere in modo nuovo
Una diversa coscienza dell'intelligenza alla base dell'insegnamento tutto americano del centro Allodola
| Al centro Allodola si adottano gli insegnamenti degli studi americani sull’educazione: si sono conclusi ieri infatti gli incontri che il coordinatore Davide Antognazza ha portato avanti da ottobre con i suoi educatori; incontri dove è stata esposta la nuova linea in cui si muoverà il centro per assistere i ragazzi tra i 7 e i 13 anni che hanno bisogno di un sostegno scolastico ed educativo.
Tornato a settembre da un viaggio negli Stati Uniti, Antognazza vi si era recato per incontrare Robert Sternberg, psicologo della facoltà universitaria di Yale, per poter così meglio capire e comprendere le teorie educative del professore. Soddisfatto del risultato, il coordinatore del centro ha deciso di applicare tali studi e così migliorare sia l’insegnamento che la crescita dei ragazzi. Ma in cosa consiste questo nuovo metodo? Secondo Antognazza si basa soprattutto su una domanda che gli educatori si devono porre: "cosa devo fare perchè il ragazzo tiri fuori il meglio di sè? Sfruttando cose che magari abbiamo sempre fatto, adesso le applicheremo con metodo. Insegnare al ragazzino ad usare la testa sempre al meglio delle proprie capacità e in un modo consono alla società che ci circonda. Questo metodo è un completamento di quanto la scuola fa normalmente". Gli studi di Sternberg si basano infatti su come oggi si consideri l’intelligenza: sul fatto che questa non va considerata come quella che ti permette di andare bene a scuola, bensì come quella che ti permette di ottenere il massimo dalla vita con le proprie capacità. "Secondo Sternberg" ci spiega Antognazza "esiste l’intelligenza Triarchica: vi una parte analitica, che insegna la scuola, e vi sono poi la parte creativa e quella pratica, le quali vengono normalmente trascurate: la nostra società, tramite la scuola tende soprattutto a sviluppare quella analitica. Noi puntiamo sul secondo e terzo tipo di intelligenza per aiutare questi ragazzi che normalmente le scuole definiscono bisognosi di sostegno". L’idea è quella di usare un modo diverso di insegnare: l’informazione che viene passata al ragazzo è la stessa, ma il ragazzo, con tale metodo, viene più coinvolto, reso più partecipe: "con la parte creativa, impara a immaginare" prosegue Antognazza "impara a vedere le cose da un altro punto di vista che non sia necessariamente quello di imparare la pagina da studiare per il giorno dopo, ma di essere più coinvolto e protagonista. Con la parte pratica perchè ci sono anche ragazzi che imparano molto di più direttamente muovendosi: si sentono più chiamati in causa". Da oggi questa teoria sarà applicata con metodo: gli incontri con cui il coordinatore del centro ha esposto agli educatori la teoria e i modi, sono conclusi: "ora si tratta di applicare con metodo più strutturato e fondato quello che in maniera istintiva si fa anche, ma dandoci un obiettivo: cosa possiamo fare perchè il ragazzino tiri fuori il meglio di sè e delle sue capacità? Questo sarà il nostro compito educativo". |
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