…ma ne rimangono altri 499
La scoperta di un laboratorio clandestino ha riportato alla ribalta un fenomeno tristemente diffuso sul nostro territorio. Il Segretario della CNA Gianni Mazzoleni invita le Associazioni di categoria a prendere decisa posizione
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Periodicamente gli organi di informazione riportano la notizia di operazioni delle forze dell’ordine che, in particolar modo nella nostra Provincia e nell’hinterland milanese, fanno irruzione in quelli che vengono classificati come laboratori clandestini cinesi e portano sotto la luce dei riflettori la realtà terribile di comunità dove lavorano e vivono in funzione del lavoro esseri umani in regime di sostanziale schiavitù. Ogni volta che la punta dell’iceberg di questo particolare fenomeno viene avvistata si finge di meravigliarsi per la presenza di una realtà di degrado economico che invece è concreta e diffusa, più di quanto si possa credere. Riteniamo, come Associazione provinciale, di avere i titoli giusti per parlare di questo argomento – che ha implicazioni di natura sociale oltre che economica ancora tutte da scoprire – dal momento che ne abbiamo ripetutamente fatto oggetto di iniziativa sindacale, illustrandone la gravità e la portata al Prefetto, all’Ispettorato del Lavoro ed alla Guardia di Finanza e che abbiamo cercato di contrastarlo ponendolo costantemente all’attenzione dell’opinione pubblica, ben sapendo che fenomeni di questo genere si alimentano e prosperano nel buio e con il silenzio. I risultati, purtroppo, non sono stati quelli che ci saremmo attesi e l’impressione che ne abbiamo ritratto è stata quella di avere sollevato un problema conosciuto ma scomodo contro il quale, generalmente, si preferisce accampare le litanie giustificatorie della insufficienza degli organici o della difficoltà a intervenire in assenza di flagranza di reato. Prese una per una, tutte giustificazioni plausibili ma che finiscono per mettere a nudo la causa principale della proliferazione incontrollata e impunita del fenomeno, la mancanza di coordinamento nella prevenzione e nella repressione. Servirebbe un coinvolgimento diretto delle Amministrazioni Comunali, che potrebbero utilizzare per localizzare i laboratori – che non sono né irrintranciabili nè semoventi, ma solo nascosti e discreti – le Polizie Municipali ed una conseguente, organizzata e continuativa attività di controllo da parte degli Organi dello Stato preposti. Perché i blitz come quelli di cui episodicamente si legge sui giornali hanno il merito di portare per un giorno al centro dell’attenzione il caso singolo, ma non riescono a intaccare l’amara realtà rappresentata dalla presenza di una forma di competizione sleale che sta ultimando la "pulizia economica" dei nostri laboratori di contoterzismo nel settore, che ai problemi della mondializzazione dell’economia devono aggiungere quello imbattibile di una concorrenza che opera sul territorio, lavorando 24 ore su 24, senza regole e senza oneri. La questione è seria, spessa e consistente e deve essere affrontata con l’impegno che la gravità della situazione richiede. Anche dalle nostre organizzazioni di rappresentanza, naturalmente. Perché i laboratori clandestini per qualcuno lavorano e le imprese committenti sono anch’esse tra noi, sul nostro territorio, conosciute o individuabili. La libertà d’impresa, le (non) regole di una concorrenza sempre più feroce, la ricerca esasperata di flessibilità sono motivi validi per continuare a foraggiare e alimentare un fenomeno che vive non solo di lavoro ma anche e soprattutto di annullamento della libertà di vivere di un essere umano ? Lungi da noi l’idea di propinare un sermone e di fare la morale a scelte imprenditoriali che noi consideriamo sbagliate ma che, evidentemente, rientrano nella logica del mercato, del profitto e, in qualche caso, persino in quella della semplice sopravvivenza dell’azienda; ma le nostre Associazioni, anche in questo caso, stanno facendo tutto quanto è possibile fare per evitare questa ulteriore forma di distorsione della libertà di impresa e della dignità di esseri umani ? GIANNI MAZZOLENI |
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