Venti giorni per diventare la nuova Franciacorta
Sulla "sponda magra" del Maggiore esistono vigneti di "Vespolino" che, se non censiti entro il 31 marzo, potrebbero far perdere la possibilità di qualificare la nostra come terra di vini
| Il vino a Varese si fa oggi o mai più.
Un regolamento CEE (il 1439/99), a cui l’Italia deve adeguarsi, prevede infatti la creazione di un vero e proprio "catasto dei vigneti" dove chi dichiara di avere delle superfici coltivate a vite afferma, inoltre, di essere interessato a farne un uso commerciale, non quindi limitato all’autoproduzione. La denuncia delle viti al catasto vigneti va fatta, secondo un decreto emesso dal nostro governo, entro il 31 marzo: venti giorni quindi per scegliere di dare una possibilità vinicola a questa provincia. "La nostra provincia non è vocata (cioè segnalata come zona di produzione commerciale di vino, ndr), anche se esiste una certa quantità, non elevata, di vigneti coltivata da tanti anni – spiega il dott.Frigo, responsabile del progetto all’interno della Coldiretti – Se rimanesse non censita, da questo punto di vista, perderemmo un sacco di possibilità future, per niente fantascientifiche: come quella di poter diventare un territorio doc". Una provincia a denominazione di origine controllata: ma di che? "Sono in pochi a saperlo, ma qui viene prodotto, oltre a Barbera, Bonarda o Croatina, anche il Vespolino, un vino dolce e aromatico, tipo il fragolino. Noi potremmo essere, dunque, terra di Vespolino doc" Vino che viene prodotto in casa per gli agricoltori che hanno le viti. Non c’è nessuno smercio, anche se il solo parlarne, del Vespolino, mette già una certa curiosità: la zona di produzione possibile è in particolare quella del lago Maggiore, sono soprattutto intorno ad Angera infatti che sono concentrati i filari residui di questa particolare uva varesotta. "Le viti ancora esistenti si riducono ad alcune centinaia di ettari, non ce ne sono moltissime. Però è un peccato perdere una occasione che potrebbe essere sfruttata, innanzitutto perché i vigneti qui esistono, ed è già un primo punto importante, poiché una vite prima di produrre per davvero dopo essere stata piantata ci impiega alcuni anni. Mentre i piccoli vigneti della zona intorno a Angera, Ispra, Taino o Travedona sono coltivati da generazioni" Le viti ancora esistenti sono infatti un residuo di coltivazioni di alcune generazioni fa, e vengono mantenute in vita da coltivatori che hanno attività principali diverse, oppure addirittura per hobby: magari lavorano in ufficio e poi tornano a casa a dare un occhiata al vigneto. "Ce n’è una miriade di questi piccoli proprietari – spiega Frigo – Tengono in vita il vigneto del nonno e poi lavorano in ufficio. Noi vogliamo verificare con loro la possibilità che queste coltivazioni possano continuare con soddisfazione di tutti: i vigneti coltivati creano un positivo indotto paesaggistico e possono dare la possibilità di averne anche un ricavo economico. Per questo indiremo un assemblea di spiegazione e ci siamo già resi disponibili per aiutare i coltivatori negli adempimenti burocratici del caso" La Coldiretti ha già scritto al presidente della Provincia, Massimo Ferrario, al presidente della Camera di commercio Angelo Belloli e al sindaco di Varese Aldo Fumagalli per dichiarare l’impegno ad avviare al più presto delle iniziative per la ripresa della viticoltura sulla riviera varesina del lago Maggiore. Per informazioni, è possibile telefonare al numero della Coldiretti, allo 0332.280032 |
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