DNA, l’oro del futuro

Manipolazioni genetiche, clonazione, vegetali e animali transgenici, di questo ha parlato il medico milanese Stefano Cagno nell’incontro organizzato presso il Circolando

L’Oncomouse e la scimmietta fosforescente,  il pomodoro a lenta putrefazione e il gene Terminator. Laddove l’immaginazione comune non arriva, arriva invece la creatività della manipolazione genetica. Dagli animali ai vegetali transgenici, dagli esseri subumani agli animali ibridizzati: quella che potrebbe apparire una realtà diversificata e bizzarra, un po’ la Stranalandia di Stefano Benni, è invece destinata, con l’ingegneria genetica, a cancellare le biodiversità presenti in natura. Questa, solo una delle conseguenze del panorama descritto dal medico milanese Stefano Cagno. Membro del Comitato scientifico antivivisezionista e autore del libro “Quando l’uomo si crede Dio”, che giovedì scorso è intervento in un incontro-dibattito a Laveno Mombello, dedicato alle manipolazioni genetiche e alla sicurezza alimentare.

Organizzata dai circoli di Rifondazione comunista di Laveno, Ispra e Gavirate, l’iniziativa ha portato nella sala del Circolo già ferrovieri, un pubblico numeroso, un centinaio di persone. Un successo inaspettato, anche per il relatore Cagno che di questi incontri ne svolge in tutta Italia. Un risultato da attribuire alla trasversalità e all’accresciuta sensibilità nei confronti di argomenti che investono da vicino il sentire comune: gli Ogm, gli organismi geneticamente modificati sono una realtà diffusa, da conoscere e, a seconda delle scelte individuali, dalla quale tutelarsi.

C’è la biotecnologia utilizzata da sempre per produrre beni attraverso organismi viventi, cellule e loro costituenti, come il pane e il vino. E c’è la biotecnologia “innovativa”. Questa la prima distinzione offerta da Cagno nel suo intervento. “Chi potrebbe dunque dichiararsi contro la produzione del pane”. Nessuno. Diverso è invece il caso dell’insieme di tecniche in grado di manipolare il Dna di qualsiasi essere vivente animale e vegetale: appunto l’ingegneria genetica innovativa. Che da almeno “un quarto di secolo – ha detto il relatore – rappresenta uno dei settori tecnologici più sviluppati e intorno al quale ruotano affari colossali”.

La manipolazione genetica è un mondo, a tratti grottesco. E Stefano Cagno lo ha spiegato, con il dovuto ricorso ad informazioni tecniche, ad un pubblico molto partecipe, dal quale sono state poste numerose questioni. “Una spiegazione breve – ha precisato -e non particolareggiata, ma fondamentalmente corretta”. E poi esempi: l’oncomouse, un topo in grado di produrre un tumore alla mammella, piuttosto che la vicenda della Monsanto, o le atroci sperimentazioni degli xenotrapianti (trapianti in cui l’organo donato appartiene ad una specie differente rispetto a quello dell’organismo ricevente). Che sono serviti a definire l’ampia gamma di conseguenze ed effetti da valutare in questo campo.

I rischi per la salute innanzi tutto. Mentre infatti esistono ingenti investimenti per la sperimentazione, sono praticamente inesistente le indagini sui rischi per la salute umana. Come le allergie nel caso degli alimenti. Senza contare l’interminabile capitolo delle considerazioni etiche e della validità scientifica. Inquietanti alcune considerazioni di Cagno in proposito: “nel momento in cui si immettono geni umani in carne animale abbiamo inventato una moderna forma di cannibalismo”. 

“La fame nel mondo è fra le motivazioni che i ricercatori spesso utilizzano per convincere l’opinione pubblica della bontà delle manipolazioni genetiche, ma questo equivale a considerarci perfetti idioti”. E per il medico non è che la più grande mistificazione presentata dai biotecnologi. “Perché non bisogna essere geni per capire che la fame nel mondo non nasce dalla mancanza del cibo, ma da una ineguale distribuzione delle risorse”.

Anche se non rappresenta un intervento di manipolazione genetica Cagno ha parlato di clonazione perché “il suo recente sviluppo è una conseguenza della creazione di animali transgenici, determinato dall’esigenza di mantenere stabili i caratteri genetici manipolati”. Ha parlato di brevetti. Con i quali le multinazionali si impossessano della vita, nonché la prova che poco si guarda al progresso disinteressato della scienza. E come membro storico del Comitato scientifico antivivisezionista, Cagno ha dedicato parte del suo intervento agli animali trasgenici e e agli xenotrapianti, ricordando anche tesi classiche contro la sperimentazione sugli animali. Forse le questioni con il più ampio strascico di implicazioni etiche: dai diritti degli animali, all’identità delle specie.

Delirio di onnipotenza? Forse. Certo quando il ricercatore ha come solo scopo la sperimentazione senza la valutazione delle conseguenze, poco importa se ha che fare con una materia totalmente sconosciuta. Che potrebbe fuggire dal suo controllo con danni per la salute umana e gli equilibri biologici. Questo pò succedere quando lo scienziato si trasforma in “un apprendista stregone” spiega Cagno “perché allo stato attuale manipolare Dna equivale ad un salto nel buio”.

Sulle manipolazioni genetiche
Stefano Cagno 
ha scritto il libro
"Quando l’uomo si crede Dio"
ed. Alberto Perdisa Editore

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Pubblicato il 09 Aprile 2001
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