Da sempre la Valdarno è violentata e uccisa
Lettera d'accusa del gruppo Amici dell'Arno contro amministrazioni e imprenditori indifferenti di fronte allo sciempio ambientale della zona del torrente
Riceviamo e pubblichiamo
Mi permetta di inviare sinceri applausi agli imprenditori, alle amministrazioni comunali, allo Stato, alle alleanze elettorali ai blocchi, il 13 Maggio. Ancora infatti non si comprende, nessuno intende contrastare lo sviluppo sregolato, lo scempio ambientale attuale, perpetrato ai danni della provincia di Varese, e dell’Italia intera. Piani regolatori e bilanci d’amministrazioni “seppur vigili”, infatti, sono poca cosa, se confrontati a consolidati miliardari di aziende storiche del Varesotto attive nel frangente della distruzione ambientale, ben beneficiano da tempo della favorevole economia, e noi di norme a favore dell’ambiente “forse” anche valide ma sempre eluse da tutti.
Ancora una nuova notizia, il torrente Arno, il suo terreno coperto da prefabbricati, con infilati piloni nella terra, cemento armato per i suoi prati. Valido avvallo all’imprenditore che ha l’esigenza di dover ampliare i suoi capannoni. Ipocrita opportunità, per gli enti locali “che sono complici”, tanto lavoro per tutti poco importa se esiste chi contesta loro, lo stato precario dell’ambiente naturale compromesso, inquinato da sempre con scarichi pubblici e privati, con vilipesa, offesa la natura, da questi, da chi intende l’ambiente scientemente, come una delle risorse economiche da spremere, da cui trarre massimo profitto e ricchezza. Imprenditori con i loro interessi che vengono prima della tutela al fragile territorio varesotto, per poi piangere lacrime ipocrite per chi è lì sulle rive dell’ Arno.
Da sempre, la Valdarno è violentata uccisa. A che prezzo si evita di investire al sud, non si creano infrastrutture produttive, servizi che servono, dove l’impatto ambientale è minore e il bisogno di sviluppo ampio, si creerebbero opportunità per i giovani. Futuro inquinato, incerto per la vita di tutti gli esseri, così risulta il Varesotto, con l’emergenza importante di un ambiente saturo, complici i progetti, gli investimenti di pochi spacciati per la ricchezza di tutti, i nostri figli potranno scegliere unicamente l’ambiente inquinato, incompatibile con la vita, che abbiamo ora a costi enormi.
Cosa rispondono gli imprenditori del Varesotto alla domanda:“ perché no, le aziende al sud ?” Tutto ciò pare un film degli anni cinquanta la cui trama racconta per filo e per segno il profitto, gli interessi dell’impresa, poco importa se sono contro l’ambiente e il saldo sia negativo per tutti, per la salute di vecchi, bambini, dei deboli come sempre; gli interessi di pochi, in questo caso imprenditori varesini tra i più importanti, quelli che amministrano aziende che si ampliano ora. Ancora cemento sopra il capo di chi ha già vissuto emergenze ambientali gravissime, e purtroppo non le ultime, grazie a chi ha concesso le licenze edilizie a norma di piani regolatori ebbri che poco comprendono e prevedono i rischi del torrente.
Ancora non esiste dignità per un territorio, per un ambiente fragile, gli si nega la minima dovuta tutela, proprio in barba a leggi, piani regolatori e gli interessi si alzano con piloni e cemento armato; poco fa chi deve, anche per legge, al fine di contrastare gli scempi ai danni di Varese e del Varesotto, “Giardino d’Italia”.
(I veri Amici dell’Arno)
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