«Nulla sarà più come prima»

Il contratto dei metalmeccanici e i rapporti tra FIM, FIOM e UILM in un'analisi di Rinaldo Franzetti

Riceviamo e Pubblichiamo 

Le scelte drastiche portano inevitabili conseguenze senza lasciare via di ritorno: il contratto dei metalmeccanici e in particolare il rapporto tra Fim, Fiom, Uilm mi sembra avviato su questa strada. Nei prossimi giorni sarà “obbligatorio” fare quadrato sulle scelte fatte dalla propria organizzazione, impedendo di fatto, all’interno delle organizzazioni un ragionamento di merito e alla maggioranza dei lavoratori di capire dove stanno le differenze (sia con le controparti che all’interno del sindacato). Dopo sei mesi dalla presentazione delle richieste, una serie di incontri spesso infruttuosi, una rottura delle trattative a fine aprile, scioperi dichiarati, organizzati e condotti unitariamente a questo punto mi sembra che il sindacato nazionale non aveva scelta: cercare strade per portare ad una dignitosa conclusione una vertenza che rischiava seriamente di finire quest’autunno. Ma qui nascono le differenze insormontabili e la scelta della segreteria Fiom di confermare un giudizio estremamente negativo alle offerte Federmeccanica (definite una proposta-truffa) impedivano di fatto una valutazione unitaria di come proseguire la vertenza e di come confrontarsi con i lavoratori. La convocazione dell’attivo dei propri delegati e in misura più pesante di uno sciopero di organizzazione potranno forse ricompattare l’unità interna, ma di fatto chiudono tutte le possibilità di una conclusione unitaria della vertenza. Gli stessi comunicati non danno, a mio parere, una lettura corretta degli avvenimenti, forzando di fatto il giudizio espresso dalle altre organizzazioni e della proposta nel merito, ma la cosa più eclatante è la mancanza di prospettiva che una scelta del genere porta in se. La scelta della Fim (e in misura diversa della Uilm) di mantenere il confronto con Federmeccanica sul merito della trattativa sindacale diventa a questo punto difficile e complicata, ma è anche un atto dovuto agli iscritti e ai lavoratori che si aspettano una conclusione rapida e positiva della vertenza. In questo momento difficile è giusto chiamare i lavoratori alla lotta, ma con l’obiettivo reale di arrivare ad una conclusione positiva della vertenza (e non ad una conclusione ad ogni costo come qualcuno, sbagliando, vorrebbe). Questa conclusione positiva oggi mi sembra possibile, ma andrà strappata alla trattativa con azioni di lotta nei prossimi giorni convinto che a nessuno, tanto meno ai lavoratori, serviranno forzature dei rapporti nelle aziende. Chiarezza delle proprie opinioni o proposte non significa per forza scontro tra organizzazioni. Le “diplomazie” non si sono comunque fermate, come riporta puntualmente la stampa, tanto è vero che incontri sono stati convocati da Federmeccanica per i prossimi giorni. Si tratta di entrare nel merito delle questioni, ma non ci si può sedere al tavolo e nello stesso tempo dichiarare che non ci sono spazi per la trattativa. Come penso si debba concretamente valutare il confronto con Confapi, l’altra organizzazione padronale, che ha dimostrato, in questi mesi, un diverso comportamento di Federmeccanica, sia sul metodo di trattativa che nei contenuti delle proposte, anche se è mancato il coraggio di una stretta finale alla trattativa. Le cifre di aumento salariale che ambedue hanno offerto, anche se in quantità e con modalità diverse, non bastano per concludere con una firma il contratto, perché siamo ancora lontani dalle 135.000 lire mensili richieste, ma non siamo certo nella situazione di fine aprile, quando di fronte alle 85.000 lire mensili unitariamente si sono valutate negativamente e proclamate 10 ore di sciopero. Lo sciopero è un grosso sacrificio per i lavoratori e il sindacato lo deve utilizzare nella misura migliore possibile, coinvolgendo tutte le realtà dove ci sono lavoratori metalmeccanici. In ultimo bisognerebbe ritrovare lo stesso spirito contrattuale per il rinnovo del contratto dei lavoratori artigiani, ferma da quasi un anno, ma forse questo non fa notizia… Siamo quindi ad un passaggio delicato, l’importante è giocare la partita a carte scoperte in modo che tutti i lavoratori abbiano in mano gli elementi per valutare e per scegliere: lo stesso referendum tra i lavoratori potrebbe divenire importante di fronte ad una ipotesi concreta di accordo, il resto rischia di rimanere una grosso dibattito culturale o politico. L’opinione pubblica che segue attraverso i media la vicenda, difficilmente potrà dare una mano a chiarire, lo stesso governo rimanda alle parti la definizione della materia, anche se mi sembra inevitabile che lo stesso ridefinisca i parametri dell’inflazione programmata (anzi reale). Questo porterebbe un incremento automatico della copertura salariale ed aiuterebbe a inquadrare meglio le tabelle circolate in questi giorni. Infine rimarrebbe “nudo” il vero problema di questo rinnovo: il recupero del buon andamento del settore e della produttività generale che vale lire 19.000 mensili nella richiesta iniziale che è stata di lire 135.000 mensili. Il futuro della contrattazione in Italia non mi sembra in discussione se si firmerà un contratto, semmai è la composizione dei due livelli e il ruolo di quella decentrata che oggi mi sembra in pericolo (copriamo appena un terzo delle aziende metalmeccaniche e spesso si incontrano enormi difficoltà nella gestione dei premi di risultato. E’ li, nel secondo livello, che vedo le nostre difficoltà e la nostra debolezza e su quello dovremo concentrare la nostra attenzione, perché sul ruolo solidale e di recupero dell’inflazione del contratto nazionale nessuno (nel sindacato) lo vuole mettere in discussione. Semmai sono gli industriali che vorrebbero svuotare di contenuti la contrattazione, ma queste arroganti posizioni si battono facendo concretamente e positivamente i contratti e questa occasione l’avremo alla fine del prossimo anno quando in discussione non ci sarà solo il recupero salariale, ma anche la parte normativa e la definizione delle regole. Se non si chiariscono questi aspetti, il rischio sarà di una situazione tra le organizzazioni sindacali, all’interno delle stesse realtà produttive, avvelenata da considerazioni che andranno (perché di fatto lo sono già) oltre la stessa valutazione di merito della conclusione del contratto dei metalmeccanici, ma investirà il ruolo e il futuro del sindacato in Italia e il ruolo contrattuale ad esso assegnato. E’ evidente a tutti l’enorme differenza di interesse tra (tutte) le organizzazioni sindacali e quelle padronali, ma delle regole si dovranno pur definire e difendere, altrimenti vale solo il rapporto di forza. Ma forse è proprio di questo che non si parla da anni, ed è stato meglio che questa contraddizione sia esplosa. La gente, i milioni di aderenti alle organizzazioni confederali, i lavoratori in generale, le stesse controparti sono interessati a definire i nuovi equilibri che si stanno determinando all’interno del nostro paese: in politica sono più evidenti, in economia e nel sociale non sono ancora chiari, e il sindacato ha un ruolo primario in tutto ciò. Quello che è certo che il sindacato non sarà più come prima…

Franzetti Rinaldo (Fim Cisl varese)

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Pubblicato il 29 Giugno 2001
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