“L’ambulatorio per clandestini dimostra che siamo un paese civile”

Lettera aperta del direttore generale dell'Asl, Giorgio Benedettini, dopo le polemiche scatenate dai leghisti duri e puri

Signor Direttore,

Sull’argomento "clandestini", di notevole immeritata attualità, mi vedo costretto a chiederLe di usufruire della Sua ospitalità: non vorrei infatti che, a questo punto, il non intervenire possa quasi apparire come atto di debolezza, di ripensamento. 

Non merita entrare in polemica con alcuno, né intervengo per giustificare il mio operato, non ce n’è bisogno, e comunque tale valutazione spetta ai cittadini utenti dei servizi che l’ASL presta sul territorio, ed alla Giunta Regionale che mi ha conferito il prestigioso incarico di Direttore Generale e che recentemente ha confermato il pieno apprezzamento del mio operato. Non ad altri. 

Intervengo per ribadire che l’ASL, anche in questa situazione, ha mirato a svolgere il compito istituzionale di tutela della salute del singolo e della collettività, di programmazione sociosanitaria sull’intera provincia, di attento rispetto delle disponibilità finanziarie. In piena autonomia, relativamente alle modalità organizzative e gestionali dei propri servizi. 

Lascio ad Altri, ben migliori di me, di sottolineare l’aspetto umanitario della vicenda in quanto, anche se l’OMS ed il PSN richiamano al rispetto dei diritti di ogni essere umano ed alla tutela dei soggetti più deboli, il fatto può non riguardare la collettività ma la singola coscienza, almeno di chi ce l’ha. Né mi compete di entrare nel merito alla sicurezza delle frontiere nazionali, o alle motivazioni per le quali i clandestini, o " STP, stranieri temporaneamente presenti" come con gentile eufemismo la burocrazia li ha battezzati, siano attratti a migrare e si adattino a vivere in condizioni di carenza di igiene, di indigenza, di ignoranza degli stessi diritti che lo Stato italiano ha loro riservato, magari di sfruttamento. 

Ci compete viceversa di entrare nel merito quando qualcuno di loro si infortuna sul lavoro o addirittura muore sui nostri cantieri, e ci compete, come nel caso di attualità, perché disposizioni di legge ce lo impongono, e noi siamo rispettosi delle normative, non cerchiamo di ignorarle. Lo straniero, extracomunitario o apolide, regolarmente soggiornante o meno, iscritto al SSN o no, contribuente o indigente, ha diritto all’assistenza sanitaria, o almeno ad alcune forme di essa: la legge impone in particolare di dare anche agli "irregolari" cure ambulatoriali ed ospedaliere, i servizi collegati alla maternità ed alla tutela del minore, di eseguire vaccinazioni ed attività di profilassi internazionale, con particolare attenzione alle malattie infettive ed alla bonifica dei relativi focolai. 

E sarebbe difficile ipotizzare il contrario, per motivi diversi, né sarebbe conveniente, vista la necessità di tutela della salute dei singoli ma anche della collettività: è evidente infatti che le diverse culture, abitudini e stili di vita, le difficoltà di inserimento nel contesto sociale e lavorativo, debbono far prevedere la possibilità di insorgenza di problematiche sanitarie non usualmente presenti sul nostro territorio. Queste persone, di fatto, in caso di necessità si presentano nei nostri pronto soccorso, da dove, se necessario, vengono ricoverati: né sussiste l’obbligo di denuncia. 

Una valida azione preventiva può evitare questi eventi, evitare gli affollamenti, non occupare posti letto: sono, mi scusi, dovrebbero essere, concetti alla portata di tutti. Molti di loro, di fatto, già si presentano nei nostri ambulatori, nei nostri consultori familiari, dove vengono assistiti, per quanto possibile: non possiamo disporre dovunque di personale all’altezza. Infatti spesso gli immigrati non conoscono la nostra lingua, né, come detto, i loro diritti: un ambulatorio specializzato, gestito da personale infermieristico e medico specialistico formato e con conoscenze linguistiche essenziali, può rendere molto più efficace ogni intervento. E, particolare non trascurabile, la gran parte delle spese non grava sulla sanità, ma eventualmente sul Ministero degli Interni… il resto è volontariato… se è poco mi scuso con Lei. 

La civiltà di un Paese si valuta anche dalle modalità con le quali si affrontano tematiche non gradite, come quelle dell’immigrazione clandestina, un fenomeno umano e sociale che esiste e va gestito, per non essere poi costretti a subirlo. La solidarietà che viene manifestata in questi giorni alla iniziativa dell’ASL di Varese dimostra, grazie a Dio, che il nostro è un Paese civile. E deve rimanerlo. Grazie per la cortese ospitalità.

Giorgio Benedettini

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Pubblicato il 10 Luglio 2001
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