Dimissioni assistite a pieno ritmo per i pazienti dell’ospedale
Presentati i risultati del primo anno di applicazione del protocollo di intesa tra Presidio e Asl per la dimissione ospedaliera e l’assistenza domiciliare
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Il presidio ospedaliero di Tradate aumenta la propria attenzione verso le dimissioni ospedaliere e l’assistenza domiciliare; infatti, il gruppo infermieristico dell’Unità Operativa di Medicina di Tradate è impegnato, da oltre un anno, tramite una convenzione che l’Azienda ha firmato con l’Asl, in un’esperienza relativa alla gestione delle dimissioni ospedaliere di pazienti che necessitano di assistenza domiciliare. Si tratta di pazienti prevalentemente di età superiore a 60 anni e in gran parte ricoverati per patologie invalidanti (quali ictus, decadimento fisico grave, insufficienze cardiache e respiratorie avanzate, etc.) che un volta dimessi incontrano non poche difficoltà nella normale vita di tutti i giorni. Circa un anno fa l’Asl di Varese ha stipulato un accordo con tutte le strutture accreditate della provincia, un protocollo di intesa su quello che è la dimissione protetta di pazienti ricoverati nelle strutture. Cosa vuol dire? Vuol dire che i pazienti possono essere seguiti e assistiti anche al di fuori della struttura. Tradate ha colto subito questa occasione, creando la possibilità di proseguire gli interventi di tipo sanitario una volta fuori dall’ospedale. Il protocollo di intesa è diventato operativo nel 2001: “Per noi si tratta del proseguio di un’esperienza decennale” spiega il responsabile medico del presidio: “L’accordo prevede l’integrazione tra ospedale e territorio; il personale sanitario, medico e infermieristico, che prende in carico il paziente, quando vede la possibilità di adottare il protocollo, segnala al competente ufficio Asl, la presenza di un degente che potrà e dovrebbe avere le caratteristiche per accedere ai vantaggi del protocollo. Questa possibilità vi è per tutti i pazienti dell’ospedale, non solo per quelli che abitano in zona. Dopo la segnalazione vi è la valutazione da parte dell’Asl, per verificare la richiesta e passare così alla stesura del piano di assistenza individuale e a una serie di interventi come la predisposizione delle competenze di tipo assistenziale che saranno riprodotte all’interno dell’abitazione del degente”. Secondo il dottor Ferdinando Lucioni, responsabile della struttura complessa di medicina, “vi è la necessità, insieme ai nostri infermieri di essere vicini a un malato che ha problematiche sì di tipo medico, ma spesso anche di tipo sociale e morale: effettuare una vicinanza al paziente vicina al vecchio modo di fare medicina”. Il malato viene così considerato tale non solo quando si trova all’interno della struttura, ma viene anche seguito una volta dimesso dalla degenza. Si tratta così di un lavoro di responsabilità e di un lavoro in più per tutto il personale, ma anche di un lavoro che vuole migliorare soprattutto la qualità all’assistito. In questa maniera, non solo viene assistito il malato, ma vengono anche istruiti i familiari e la gente che gli sta vicino su come assistere e aiutare il paziente dimesso. Da quando nell’ottobre 2000 si è iniziato ad applicare il protocollo, nei primi tre mesi sono stati seguiti 8 pazienti, da gennaio 2001 a giugno sono diventati 50, mentre da luglio ad oggi sono già 25. Essendo Tradate un ospedale al confine con il comasco, l’azienda ospedaliera intanto sta portando avanti degli accordi con l’Asl di Como per poter arrivare a un altro protocollo di intesa uguale o simile. Questo porterebbe a una maggior libertà operativa e anche di snellimento della burocrazia cui sono soggetti sia i ricoverati che i familiari dei ricoverati. |
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