Carceri lombarde, le proposte del Prc

Il carcere in Lombardia: tre progetti di legge di Rifondazione Comunista per il diritto alla salute, al lavoro e al difensore civico

Riceviamo e pubblichiamo

Sono ottomila i detenuti in Lombardia distribuiti in diciotto case circondariali e di reclusione, un carcere minorile, un ospedale psichiatrico e un centro di detenzione per extracomunitari, il centro di via Corelli. Fra questi la presenza di tossicodipendenti dichiarati arriva fino al 30% e quella degli extracomunitari varia da un minimo del 30% a punte del 60%. Le condizioni di vita di questi detenuti sono notoriamente di sovraffollamento (sono tremila in più dell’effettiva capacità delle strutture), di assenza di attività di socializzazione, di pessimo servizio di assistenza socio-sanitaria, di impossibilità di svolgere attività lavorative in genere.

"È un quadro questo – dichiarano Giovanni Martina e Gianni Confalonieri, rispettivamente consigliere e capogruppo regionale di Rifondazione Comunista – che abbiamo più volte denunciato, verificandolo di persona attraverso numerose visite a tutti gli istituti penitenziari che abbiamo svolto regolarmente nell’ultimo anno. Una situazione talmente drammatica a cui vogliamo porre in parte rimedio con i tre progetti di legge che abbiamo depositato in Commissione carceri del consiglio regionale".

I tre progetti riguardano l’istituzione del difensore civico per i detenuti, la tutela della salute, la tutela del diritto al lavoro. Per quanto riguarda il primo esso propone l’istituzione del difensore civico anche per i detenuti. Tale figura, di cui usufruiscono già da anni i nove milioni di cittadini lombardi, è un’autorità super partes garante dell’imparzialità e del buon andamento della pubblica amministrazione, esteso alla popolazione carceraria garantirebbe un rapporto di trasparenza anche con chi si trova in condizioni di ristrettezza della libertà personale, sarebbe inoltre, uno strumento in più per garantire i diritti di cittadinanza anche nella realtà difficile e drammatica del carcere.

Il secondo progetto prevede la tutela della salute dei detenuti attraverso il passaggio delle competenze dall’amministrazione penitenziaria al Servizio sanitario nazionale. Attualmente, infatti, mentre i cittadini italiani possono godere di un servizio sanitario che garantisce, seppur con qualche limite, dei livelli di assistenza buona ed omogenei, la tutela della salute dei carcerati dipende dall’Amministrazione penitenziaria, la quale non è in grado di fare fronte alle reali necessità dei detenuti. Un decreto legislativo del 1999 prevede la possibilità di sperimentazioni per le regioni del trasferimento delle funzioni di assistenza sanitaria dal penitenziario al Servizio sanitario nazionale, ma la regione Lombardia non ha aderito a tale sperimentazione. Il progetto di legge di Rifondazione propone, quindi di ovviare alla indisponibilità della Regione e nello stesso tempo chiede di anticipare i tempi del trasferimento definitivo attraverso lo strumento della convenzione con le Aziende ospedaliere e le Asl su richiesta dei direttori dei penitenziari.

Il terzo progetto di legge si occupa della tutela del diritto del lavoro. Attualmente, infatti, su ottomila detenuti solo 300, cioè il 3,75% hanno un’attività lavorativa (sia esterna che interna), ciò significa che i disoccupati sono il 96,25%. Questo dato è esattamente il contrario della situazione lombarda, dove il tasso di disoccupazione è del 4%. Il progetto di legge tende, quindi, a risanare questa situazione che, proprio nella nostra regione, non trova alcuna giustificazione economica-produttiva. Si propone che gli Enti pubblici regionali riservino una quota, il 10% delle risorse, per l’acquisto di beni e servizi forniti e prodotti dalle attività dei detenuti, i quali devono associarsi in cooperative sociali registrate. In pratica garantendo un mercato alle produzioni dei detenuti si può stimolare lo sviluppo dell’attività lavorativa degli stessi, che altrimenti rischierebbe di non avere sbocchi. Ai direttori delle carceri spetterebbe il compito di promuovere la costituzione di tali cooperative.

"Con questi Progetti di legge – concludono Martina e Confalonieri – estremamente semplici da attuare, non pensiamo certamente di risolvere la drammatica situazione delle carceri, ma vogliamo cominciare ad introdurre un principio di civiltà contro la tendenza a trasformare i penitenziari in contenitori del disagio e della marginalità sociale".

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Pubblicato il 29 Ottobre 2001
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