Sull’Urbanistica le responsabilità sono politiche

L'intervento del capogruppo di VareseCittà, Alberto Paci

Voglio fare i complimenti e congratularmi con il Presidente D’Audino per come é riuscito a condurre i lavori della Commissione d’inchiesta durante un lungo anno.
Ha dimostrato di essere super partes, di attenersi esclusivamente ai fatti, di cercare sempre di attenuare i contrasti che spesso hanno animato le sedute della Commissione. Un buon lavoro dunque.

Il documento finale della commissione, come tutti hanno avuto modo di vedere, è stato sottoscritto da tutti i rappresentanti delle forze politiche di maggioranza e di opposizione.
E’ un documento onesto, sincero, che non inventa nulla, che non cambia la realtà dei fatti ma si limita a trascrivere accadimenti avvenuti nell’area urbanistica negli ultimi tre anni.

C’è una coincidenza temporale apparentemente fortuita ma in realtà preoccupante con l’insediamento del nuovo sindaco e della nuova giunta (pur con tutti gli “avvicendamenti” assessorili che si sono verificati all’urbanistica) che lascia perplessi ed attoniti e pone almeno due quesiti che devono avere una risposta.

Il documento finale della commissione, con le proposte alla giunta, dicevo, è vero e sincero ma non dice tutto.

E’ intuitivo, è umano, è ragionevole che i commissari di maggioranza non abbiano accettato di scrivere “a chiare lettere”, dove sta, in fondo, la vera responsabilità di quanto accaduto: e di ciò si sono fatti interpreti i commissari di opposizione che durante numerose sedute non hanno perso tempo o fatto giri di parole per individuarla.
E’ umano dicevo, non accettare di sottoscrivere affermazioni forti, ma ciò non toglie alcuna validità al lavoro svolto dalla commissione che si è svolto con rispetto per le persone, attraverso difficoltà di volta in volta incontrate sul proprio cammino, tra affermazioni contrastanti e mezze verità (se non falsità) come ampiamente documentato nei verbali.

In un’occasione è stata addirittura negata l’esistenza, e poi la protocollazione, di un documentoo che ha un valore “forte” per la comprensione dei fatti.

Mi riferisco al documento inviato dall’assessore Cantù al sindaco e a tutti i componenti della giunta nel quale si davano, molto tempo addietro, indicazioni precise per la soluzione dei problemi.

E’ stato citato, fra le falsità, un manuale operativo che, a quanto ci consta e nonostante affermazioni contrarie e dissonanti, non è mai stato prodotto.

I due quesiti che mi pongo sono:


CHI ha causato tutto ciò e PERCHE’ tutto ciò è stato fatto.

PERCHE’

Le risposte alla seconda domanda sono:

1- per caso

2- per incapacità

3- per scelta

Chi ha ascoltato la relazione e magari ha anche approfondito, con la lettura dei verbali, non può non avere la risposta.
La mia risposta politica è che tutto ciò è stato fatto ad arte: assessori che cambiano, mobilità del personale, clima di intimidazione, dipendenti validi ed esperti costretti ad andarsene, la memoria storica dell’urbanistica ( e del PRG) cancellata, tentativo (avvenuto in una sede partitica e non nella naturale sede a ciò deputata ovvero il Consiglio Comunale) di rivedere le osservazioni al PRG, mancata attuazione dello stesso, varianti a raffica praticamente sempre peggiorative ( cito ad esempio il distributore di gas sulla strada lacuale, l’ Ippodromo, la pratica Laguna blu, il Golf Belmonte).

Scelte ed atti che svelano, a mio giudizio, la pervicace volontà di effettuare un “cambio generazionale” all’assessorato ritenendo che tutti o molti dipendenti fossero “collusi” con la cosiddetta prima repubblica e per ciò stesso colpevoli di chissà quali infamie.

CHI

Dunque, oltre alle responsabilità dei due funzionari, vi è una ben più grave responsabilità nella vicenda: è la responsabilità politica.

Tale responsabilità va imputata primariamente al sindaco, che non si è nemmeno reso conto, o ha fatto finta di non capire, che la collocazione all’urbanistica di suo fratello ha creato un clima di disagio fra i dipendenti, anche a causa della dilatazione dei suoi ruoli (come peraltro risulta dai verbali).Una scelta legittima ma inopportuna politicamente.

Anche la giunta, a conoscenza dei fatti, non ha mosso un dito per cambiare la situazione ed in particolare l’assessore Aimetti ha dimostrato un’altra volta di che pasta è fatto.


Ed è questa responsabilità politica che, opportunamente dal loro punto di vista, le forze di maggioranza non hanno voluto ribadire nel documento finale.

Allora lo faccio io, lo facciamo noi dell’opposizione.

La situazione dell’urbanistica ha chiesto e chiede vendetta per i danni arrecati alla collettività, ai privati, ai professionisti ed agli imprenditori; tre anni di malgoverno, di opportunità perdute, di caos e di sofferenze psicologiche per i dipendenti (qualcuno ha anche pagato in termini pecuniari il clima di intimidazione), tre anni buttati nei quali, forse, si sarebbe potuto dare pieno sviluppo al PRG e dunque indirizzare la Città verso uno sviluppo sostenibile, attento ai bisogni delle categorie più deboli.
Si doveva e si poteva conservare la leadership che l’urbanistica di Varese aveva a livello provinciale e forse regionale, essere di esempio per comuni più piccoli e peggio organizzati, svolgere cioé un ruolo guida che oggi non è più riconosciuto da nessuno.

Ma la vendetta non serve: con pacatezza, noi di VareseCittà affermiamo l’incapacità politica del sindaco a ricoprire un tale ruolo e chiediamo che al più presto le proposte della commissione d’inchiesta vengano messe in atto: da ciò i cittadini di Varese giudicheranno .

 

Alberto Paci

Capogruppo VareseCittà

Nonostante i dipendenti, i sindacati, l’assessore Cantù e non da ultimo il Segretario Generale avessero da tempo segnalato all’organo politico la situazione ( e le soluzioni), lo stesso organo politico non ha fatto nulla, o meglio ha fatto finta di intervenire con provvedimenti inutili, di facciata e non si è nemmeno preoccupato di controllare se ciò che aveva chiesto fosse stato o meno messo in atto.

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Pubblicato il 26 Ottobre 2001
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