Varese reagisce bene alla guerra
Uno studio di Api sulle reazioni delle piccole imprese ai fatti dell’11 settembre evidenzia una sostanziale stabilità nella maggior parte dei settori
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La guerra non spaventa i piccoli imprenditori varesini, semmai, li rende solo un po’ più cauti. Questi sono i risultati di una ricerca condotta tra gli associati dell’Associazione Piccoli Imprenditori di Varese attraverso un questionario a loro inviato subito dopo la strage dell’11 settembre. Il questionario, realizzato proprio per testare le reazioni in azienda dopo quei fatti, è stato inviato a circa 1000 imprenditori, e ha ricevuto, in tre giorni, 282 risposte. Quella di "contarsi" dopo gli avvenimenti che hanno cambiato il mondo è stata quindi un esigenza che ha fatto emergere però come sostanzialmente degli imprenditori che hanno fatto del loro business l’export (per il 63% dei casi intervistati) e che quindi dovrebbero essere fortemente influenzati dagli avvenimenti internazionali abbiano per il 73% dei casi confermato dopo gli ultimi avvenimenti il loro programma di investimento precedente – con punte di conferma addirittura del 95%, nel caso ad esempio del settore chimico plastico – e mantenuto stabile o addirittura in aumento l’andamento della produzione nella maggioranza dei casi intervistati (nel complesso, il 66%). Al di là dei numeri, le aziende interpellate confermano che non hanno intenzione di cambiare la loro politica, né di investimenti né di occupazione. L’unico settore che da questo stop riceve un ulteriore segnale di crisi è quello del tessile: un minor numero di aziende conferma il proprio programma di investimento (al 60%), molto più alto è invece il tasso delle aziende del settore che diminuiscono i loro rapporti con l’estero. Lo stop forzato sembra che colpisca quindi solo i settori più a margine, quelli che erano più in crisi anche prima dell’11 settembre. "Il tessile in questo frangente si interroga più profondamente di altri – ammette Leonardo Sironi, presidente di Uniontessile, l’associazione di categoria legata ad API che sabato 20 avrà la sua assemblea annuale – una situazione come questa danneggia i terzisti più di chi produce in proprio, e le maglierie più che le tessiture". "Questo sondaggio vuole diventare un osservatorio permanente della situazione – spiega Enrico Ottolini, direttore di Api Varese – E’ già prevista infatti una seconda "puntata" a distanza di un mese, per vedere se il mercato continuerà a tenere come queste prime risposte promettono, o se accuserà il colpo della crisi nei mercati esteri, a cui le aziende esportatrici sono legate" "Una risposta immediata da parte degli imprenditori, quasi preoccupante – ha spiegato Luigi Garavaglia, presidente di API Varese – se non fosse che poi i risultati derivanti dai dati hanno fatto emergere una sostanziale stabilità nelle scelte strategiche dell’ultimo trimestre" |
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