Cemento in via Cadolini, tutti d’accordo (o quasi)

Alla città nuovi appartamenti, un albergo e un miliardo per i servizi sociali

Ancora cemento nel centro storico, ma questa volta niente scontro tra maggioranza e opposizioni. Tutti d’accordo, o quasi, nell’approvare un rilevante intervento urbanistico che cambierà il volto di una delle zone più antiche della città: lo snodo tra le vie Cadolini, via Bottini, vicolo dei Fiori, via Don Minzoni. 
Un’area di complessivi metri quadri 4.987, per una volumetria di 17.670 metri cubi. L’obiettivo è quello di abbattere alcune delle costruzioni esistenti, considerate di scarso valore storico, e di ristrutturare e ampliare l’albergo Europa. La destinazione prevista è residenziale e alberghiera. Due i vantaggi logistici che andrebbero a favore della città , l’aumento di posti letto in centro e la riqualificazione di un’area oggi disabitata. Di più: i privati verseranno quasi un miliardo che verrà destinato a favore dei servizi sociali del comune.
Il piano integrato d’intervento è stato sostenuto dalla maggioranza di centrodestra ma è stato votato con l’astensione del centrosinistra (Rifondazione non era presente in aula). Parere positivo anche dalla prima circoscrizione: «Un progetto che ci è sembrato buono nei suoi contenuti generali» spiega la presidente del parlamentino del centro Annamaria Gallè. Per l’Ulivo i disegni del progetto sono accettabili, costruzioni non invadenti, e abbattimenti di edifici di poco pregio.
Meno convinti gli esponenti della lista civica Vivigallarate, l’unico gruppo consiliare che ha votato contro. «E’ solito intervento in assenza di un Prg generale chiaro – spiega -; manca la piazzetta con fontana che avevano promesso, ci sono otto piani in altezza che ci sembrano troppi, mancano adeguati parcheggi». Claudio Bartoli firmerà in questi giorni una petizione, aggiungendo il suo nome a quello di altri 20 cittadini che contestano l’intervento. Le preoccupazioni, in effetti, insistono sullo stravolgimento delle zona e sulle presunta necessità di abbattere case che hanno un secolo di vita per costruzioni nuove di pacca. La raccolta è stata promossa dall’ambientalista Rosi Di Mauro. «Il comune deve inviare i progetti alla soprintendenza prima di procedere – racconta spiegando le sue ragioni – noi chiediamo che vengano salvaguardati eventuali decori e oggetti di pregio presenti nell’area».

 

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Pubblicato il 05 Dicembre 2001
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