Licenziamenti e stato sociale: un binomio da non scindere

Marino Bergamaschi interviene con una posizione originale rispetto alla proposta di Maroni sull'articolo 18

Già in occasione dei referendum del maggio dell’anno 2000, l’Associazione Artigiani aveva sottolineato la sua posizione, anche attraverso una lettera aperta inviata a tutti i suoi associati, riguardo l’abolizione dell’obbligo di reintegro (ex. art 18, legge n.300 del 1970). Con tale comunicazione l’associazione lasciava una totale libertà di coscienza nel rispetto dei principi dei "cittadini-imprenditori", in quanto non si esprimeva alcuna volontà nel suffragare la possibilità di libertà di licenziamento senza regole e "paletti". Anzi, nella medesima comunicazione, veniva sottolineato il fatto che tale referendum poteva essere solo ed esclusivamente una modalità per convincere il legislatore ad approntare una modernizzazione del mercato del lavoro nella sua interezza.

Ciò premesso, in riferimento alla legge delega, ritengo di dover esprimere alcune considerazioni:

  1. Pur trovandomi d’accordo su una parziale modifica dell’articolo 18 voglio precisare che il metodo utilizzato dal Governo non è stato corretto in quanto l’art. 18 non era stato assolutamente preso in considerazione dal Libro Bianco dell’Onorevole Maroni e, allo stesso tempo, non se ne era parlato neppure nella successiva trattativa con le parti sociali.
  2. Per apportare modifiche all’art. 18 occorre approntare alcune modifiche legislative di ampia portata, in quanto si deve comunque tutelare il sistema sociale ed economico nella sua globalità preservando le "sicurezze familiari" ed i consumi delle famiglie stesse, affinché non si produca una reazione a catena di eventi che possano minare i già precari equilibri del mercato del lavoro e della capacità di produrre ricchezza del sistema-Italia.

Importanti alcuni riferimenti contenuti nella legge-delega del Governo riguardanti l’arbitrato delle controversie individuali del lavoro, il riordino in materia di ammortizzatori sociali e la valorizzazione dell’esperienza ricavata dagli enti bilaterali del mondo dell’artigianato. Solo mediante una profonda revisione e potenziamento di tali strumenti sarà possibile approntare una corretta discussione sull’articolo 18. Non dimentichiamoci che in Italia, a favore della famiglia, delle abitazioni, dell’esclusione sociale e sulla "disoccupazione", la spesa pubblica è assai lontana da quanto previsto e attuato dagli altri Stati europei. Pertanto, nella discussione riguardante l’articolo 18, non si può assolutamente prescindere da una seria presa di coscienza che ci porti a rivedere ed equilibrare il mercato del lavoro e la spesa pubblica per prestazioni sociali.

Marino Bergamaschi
segretario generale dell’Associazione artigiani della provincia di Varese

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Pubblicato il 01 Dicembre 2001
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