«Un atto per colpire e non per accertare»

La risposta di Marco Predazzi, presidente della Fondazione il Melo, al provvedimento amministrativo di chiusura del Planet soul

La vicenda del Planet Soul, noto locale di intrattenimento all’interno del Melo, con l’amministrazione comunale è stata nel tempo risolta. Pertanto le molteplici attività si svolgono regolarmente secondo la programmazione dei vari periodi. Gli articoli qui riportati si riferiscono alla vicenda avvenuta nel 2001. 
(gennaio 2005)

La vicenda che ha come protagonisti il Planet Soul e l’amministrazione comunale di Gallarate sembra giunta ad una drastica svolta. Marco Predazzi, presidente della Fondazione il Melo, ribadisce in questa lettera che democrazia, non-violenza, libertà nel rispetto delle regole, tolleranza e condivisione degli spazi sociali sono i valori a cui si ispira il Melo e le strutture che operano al suo interno, compreso "Armonie distorte" e il Planet soul.

Occorre subito sgomberare il campo dall’idea che il Melo, sull’onda dell’innegabile rilevanza sociale del proprio operato e degli ampi consensi raccolti in questi giorni, intenda in alcun modo scavalcare le leggi o addomesticare le normative amministrative. "Armonie Distorte", esperienza di autogestione giovanile che in cinque anni di storia ha colmato un drammatico vuoto sociale, si muove dal presupposto della tolleranza ideologica, della mutua solidarietà, del metodo non-violento, della lotta agli abusi alcolici e alla droga, operando sempre e comunque nel rispetto delle norme e certamente non vuole utilizzare il proprio peso sociale per contravvenire alla legge.

In primis bisogna che l’opinione pubblica possa sapere che l’oggetto del contendere non è l’esistenza di un’autorizzazione, ma il tipo di inquadramento formale dell’attività svolta nella sala: circolo associativo o attività di pubblico spettacolo. Il Planet è regolarmente autorizzato come locale polivalente, e il circolo associativo "Armonie Distorte" utilizza questa sala, in possesso delle dotazioni di sicurezza, antincendio e fonometriche di norma, nel rispetto delle normative amministrative, sanitarie e fiscali vigenti: queste connotazioni sono in tutto e per tutto le stesse richieste per il "pubblico spettacolo", il che rende ancor più formalistica la natura del contenzioso.

In secondo luogo deve essere evidenziata la grave anomalia procedurale del provvedimento istituzionale, che acquisisce un ulteriore carattere vessatorio per due motivi fondamentali: omissione di una contestazione scritta circostanziata della presunta irregolarità ed omissione del contraddittorio tra le parti, entrambi elementi fondamentali per il percorso istruttorio che precede necessariamente l’emissione di ogni provvedimento nella corretta applicazione della prassi amministrativa.

Mancando ogni elemento di urgenza e di pericolo, appare chiaro che l’iter adottato è stato messo in atto per "colpire" e non per "accertare", infrangendo la buona prassi del diritto amministrativo ancor prima dell’indicazione politica, peraltro autorevole, del Consiglio Comunale.
Il "fumus persecutionis" di questo modo di procedere, definito con grottesca imprudenza "atto tecnicamente dovuto" trova il suo culmine in un episodio che per il mio passato di Consigliere Comunale colgo come una sconcertante violazione dell’etica politica: l’Assessore alla partita, in dovere di fornire al Consiglio Comunale le adeguate informazioni sul procedimento in corso, ha dato lettura di un verbale della Polizia Municipale diverso da quello depositato agli atti, sorprendendo la buona fede dei Consiglieri con una documentazione non inerente l’istruttoria all’ordine del giorno. Nell’unico verbale ufficiale della Polizia Municipale, che rappresenta il solo atto istruttorio depositato, si legge infatti che nella sera dell’ispezione "si notava subito la totale assenza di autovetture in sosta in via Magenta, né vi erano persone nella zona circostante, né si udiva musica", e tantomeno vengono indicate le "persone in apparente stato di ebbrezza" , lattine e schiamazzi, che hanno polarizzato l’attenzione del Consiglio Comunale, ignaro delle reali risultanze documentali.

Tutta questa storia è senz’altro uno dei più indignitosi episodi dei miei trent’anni di vita pubblica, un episodio che per la sua pretestuosità è, come abbiamo scritto, massimamente diseducativo per un corretto rapporto del mondo giovanile con le Istituzioni e la credibilità stessa dell’azione politica. Questi giovani, "brutti, sporchi e cattivi" che in questo frangente hanno mostrato più tolleranza dei "grandi" sono comunque una realtà con cui fare i conti, rappresentando in ogni caso il domani della società.

Un domani che la comunità sociale e un’Amministrazione Comunale che non si concepisca come un’autorità di Polizia hanno il dovere di sostenere e far crescere (legge 328) e non quello di reprimere con provvedimenti il cui semplicismo, trattandosi di pubblici amministratori, appare francamente preoccupante.

Marco Predazzi
Presidente della Fondazione Il Melo

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Pubblicato il 05 Dicembre 2001
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