Urbanistica: i dirigenti puntano i piedi contro il Consiglio Comunale

Lettera di diffida dei tre vertici dell'area dopo le decisioni della due giorni a porte chiuse

I dirigenti non ci stanno. Non intendono accettare affatto le decisioni prese dal Consiglio Comunale il 25 ottobre. Anzi, "diffidano nelle more della proposizione delle azioni giudiziarie del caso le autorità in indirizzo (Sindaco e Direttore generale, ndr) dall’assumere i provvedimenti richiesti al punto 4 della delibera del Consiglio comunale". Questo è quanto si legge in una lettera riservata recapitata al Sindaco e al Direttore generale.
Una realtà che supera anche quanto accaduto in apertura di seduta nel Consiglio comunale di lunedì 10 dicembre.
I consiglieri comunali Azzali e D’Audino sono intervenuti senza menzionare in alcun modo la recente presa di posizione dei tre dirigenti. Hanno invece fatto riferimento alla lettera firmata da undici "dipendenti". L’intervento di Azzali, sottoscritto dai Ds, Rifondazione e Alberto Paci di VareseCittà ha rimesso la centro le decisioni prese in merito ai fatti legati all’Urbanistica. "Poiché il termine indicato nella mozione è ampiamente scaduto (si parlava di un mese, ndr) si chiede al Sindaco e alla Giunta di far conoscere al Consiglio Comunale quali passi sono stati intrapresi per corrispondere o meno alle indicazioni formulate dal Consiglio Comunale". 
L’intervento di D’Audino (Forza Italia) è stato molto più duro. Entra nel merito della questione e non ci gira intorno. "Il contenuto della lettera (si riferisce agli undici firmatari, ndr) è solo indebita arroganza e ingerenza, non consono alla posizione che occupano i firmatari stessi. Emerge il tentativo di screditare un ruolo istituzionale, quale una commissione speciale di inchiesta, deliberata dal Consiglio Comunale, quale organo sovrano eletto dai cittadini".
A questo punto il Presidente Cerini è intervenuto affermando che  raccoglierà gli elementi per formulare una sua presa di posizione. Secco e pungente invece l’intervento di Alfieri. Il Direttore generale ha affermato che in base alla nuova legislazione il potere ispettivo rispetto ai vertici dell’amministrazione non competono né a lui né al Presidente del Consiglio, bensì al Sindaco stesso. "Il Direttore generale attua gli indirizzi secondo le direttive del Sindaco".
Fumagalli non ha affatto gradito questa puntualizzazione tanto che ha detto che se le cose non le farà il Direttore generale verranno fatte dal segretario generale. Il Sindaco ha comunque sottolineato che la Giunta ha mosso già i suoi passi accorpando l’area dell’edilizia privata con quella dell’Urbanistica e dai lavori pubblici partiranno i cambiamenti anche ai vertici dirigenziali. Cambiamenti che stando a quanto affermato da Fumagalli sono già avviati, ma non riguardano scelte che dovrà fare lui. 
La questione appare molto ingarbugliata e Varese rischia così di trascinare un intero settore nevralgico della vita pubblica in una querelle che non aiuterà certo a migliorare il clima e il lavoro. Colpisce infatti che dopo un anno di lavoro di una commissione speciale d’inchiesta, una seduta consiliare di due giorni a porte chiuse, un mese e mezzo di tempo dalle decisioni che davano precise indicazioni, si assista a scenari simili. Dirigenti che si barricano contro le decisioni dell’organo democratico, dipendenti e altre figure, che a detta del consigliere D’Audino passerebbero giorni a discutere circa una posizione da prendere. 
Che idea si dà alla città? E pensare che tutto questo era nato proprio dalle lamentele dei cittadini e degli allora dipendenti per una gestione di quell’area che lasciava non pochi dubbi, tanti da istituire addirittura una commissione speciale di inchiesta. Ora tutto è più confuso e non è dato di sapere, almeno per ora, come se ne uscirà.

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Pubblicato il 11 Dicembre 2001
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