Dal “Ducale” al “Sociale”, una storia da ricordare

Varese - Varesenews ripercorre in due tappe la storia del teatro

Il 28 settembre 1776 i frati Gerolomini della Congregazione dello Spedale dei poveri concedevano al milanese Giacomo Bianchi di mandare in scena rappresentazioni teatrali nel loro palazzo, ancora oggi esistente nel comparto edilizio di piazza Giovine Italia e via Donizzetti. L’ iniziativa fu molto gradita da Francesco III d’Este, signore di Varese dal 1765, che due anni dopo aiutò altri tre privati- Torelli, Bertina e Viglezio- a realizzare, nella Sala Grande dello stesso Spedale il "Ducale Teatro di Varese", ai gestori del quale pure furono affidate sale per il gioco d’azzardo e popolare.
(sopra: Lo Spedale dei poveri di Varese)*

Il teatro, inaugurato il 4 ottobre del 1779 assente il duca anziano e ammalato , era stato concesso solo in affitto e per dodici anni: nel 1790 fu quindi restituito alla Congregazione. Il "Ducale" era piccolo e destinato a una élite, il suo bilancio artistico fu comunque molto positivo tanto che, scaduto l’accordo con la Congregazione, nobili milanesi molto legati alla nostra città e facoltosi varesini si impegnarono subito per dare continuità all’attività teatrale. Nacque la Società dei palchettisti che si buttò a capofitto nell’impresa e sorse così, non senza qualche polemica perché il teatro sarebbe sorto proprio accanto allo stesso ospedale. Il nome "Sociale" gli venne dato perché appunto espressione della volontà e dell’impegno di un gruppo di soci. 280 posti in platea, tre ordini di palchi e un loggione per complessivi altri 200 posti, il Sociale, inaugurato nell’ottobre del 1791, avrebbe vissuto stagioni di splendori ed altre di gravi difficoltà, perfetto specchio delle vicende cittadine e nazionali nell’arco di 163 anni. Pur essendo proprietà di privati il teatro sarebbe diventato un importante punto di riferimento per la vita di Varese. E fu questa apertura alla città certamente un notevole merito del palchettisti, essi tuttavia forse non tutto fecero invece per trasformare il loro teatro in un più completo volano culturale. 
(sopra: Ritratto di Francesco III d’Este, duca di Modena e Reggio e signore di Varese, 1780)*

Forse se il teatro fosse stato più attento allo sviluppo della conoscenza della musica diventando anche una vera scuola musicale, se avesse dato più spazio alla cultura del ballo, della commedia e della tragedia probabilmente avrebbe meglio resistito a gravi crisi del secolo XX culminate con la cessazione dell’attività e l’abbattimento nel 1953 dell’edificio, diventato ormai un fatiscente ricovero per barboni e rifugio per cani e gatti randagi. Al suo posto furono costruiti due condomini. E’ vero anche che i costi di gestione in ogni epoca hanno angustiato i proprietari del teatro e che poco prima della seconda guerra mondiale dal fascismo arrivò la botta finale. In città c’era da lungo tempo anche il vecchio Politeama, sede di due corpi musicali: alla fine degli Anni 30 il regime accettò che si aggiungesse l’Impero come terzo teatro e quarto cinema della città. Ma non erano certamente fasciste le istituzioni varesine sorde all’invito di intellettuali e politici avveduti che a partire dagli Anni 60 a più riprese posero la questione del nuovo teatro. Ne parleremo all’inizio di una nostra seconda estrema sintesi della storia del teatro varesino. La storia completa, affascinante, ben documentata l’ha scritta Pietro Macchione nel 1987 e l’ha edita Giuseppe Redaelli per i tipi della sua Lativa.
(sopra: La fronte del Teatro Sociale)*

* Piero Macchione, "Due secoli di Teatro a Varese", Edizioni Lativa, Varese 1987

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Pubblicato il 11 Gennaio 2002
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