Si sciopera per il pane e per le rose

Cgil, Cisl Varese, Cisl Ticino-Olona e Uil annunciano lo sciopero generale di quattro ore. Martedì 29 gennaio, alle ore 9 e 30, manifestazione con partenza dal piazzale delle FS

"Oltre al pane vogliamo anche le rose". Oltre ai soldi ci sono anche i diritti, quelli per cui non esistono né tariffari né tabelle. La dignità dei lavoratori passa dalla loro affermazione e dalla loro difesa: questo in buona sostanza è il messaggio che Cgil, Cisl e Uil, unitariamente, hanno rivolto ai lavoratori e alla stampa nella presentazione dello sciopero generale, previsto per martedì 29 gennaio. Un’unità d’intenti che le associazioni sindacali fanno passare esclusivamente dal merito delle questioni in gioco (articolo 18, pensioni, fiscalità, sanità e scuola) e non dalla misera cruna della politica.

Lo sciopero si articolerà per regioni e in più giornate, cercando di venire incontro alle esigenze di tutti i lavoratori, turnisti compresi. In Lombardia si inizierà il 29 gennaio. Lo sciopero, di 4 ore, interesserà i settori dell’industria, del commercio e del terziario; si proseguirà il 30 con il blocco per 8 ore dei trasporti; infine il 15 febbraio per i comparti di scuola e impiego pubblico, che culminerà con la manifestazione a Roma. 

A Varese il 29 gennaio è prevista una manifestazione che partirà alle 9 e 30 dal piazzale antistante le Ferrovie dello Stato, per proseguire in un percorso simbolico. Il corteo infatti sfilerà sotto la sede dell’Associazione artigiani (viale Milano), dell’Ance (Via Cavour), della Lega Nord (Corso Matteotti) e dell’Univa (piazza Montegrappa), qui si terrà un presidio con un comizio di Giovanni Guerziroli, segretario nazionale della Cisl.  L’iniziativa ha già avuto numerose adesioni tra le organizzazioni della società civile: Acli, coordinamento Pace e solidarietà, Siulp, Silp e il mondo del volontariato. Assemblee, dibattiti e presidi si susseguono nelle fabbriche e sul territorio, l’attività di informazione è capillare: per sabato26 è previsto un presidio in piazza Repubblica davanti alle Corti e un volantinaggio al mercato.

Il sindacato serra, dunque, le fila e i rappresentanti provinciali (Ivana Brunato, segretario della Cgil, Gianluigi Restelli, della Cisl Varese, Marco Molteni della Uil, e Lorenzo Todeschini, della segreteria Cisl Ticino-Olona), ribadiscono all’unisono che la partita non è politica, ma strettamente sindacale.
«Il governo radicalizza lo scontro – esordisce Ivana Brunato – facendo credere che le richieste del sindacato siano una questione politica. È un grave errore perché si sta giocando una partita prepolitica, che riguarda i diritti e la dignità dei lavoratori e dei pensionati, anche di coloro che hanno votato questo governo, che ha deciso unilateralmente di accantonare la concertazione e il dialogo con le organizzazioni di categoria. In questo modo di procedere non c’è alcuna innovatività, anzi c’è un ritorno al passato più retrivo. Con questo sciopero noi chiederemo un consenso più ampio ai cittadini, ai lavoratori e  ai pensionati perché noi riportiamo le questioni nel merito, perché sono problemi che riguardano la gente. La verità è che questo governo sta attuando un disegno politico che avrà una ricaduta positiva solo sulle imprese, perché, scardinare l’articolo 18, aprirebbe la strada allo smantellamento completo delle tutele per i lavoratori delle imprese che hanno meno di 15 dipendenti».

L’unitarietà del sindacato in questa partita è ribadita dal segretario della Uil, Marco Molteni.«Questo governo si contrappone al sindacato, dando un significato politico ad una questione che è prettamente sindacale. Oltre all’etichettatura politica, fa dei tentativi maldestri per dividerci, stilando pagelle con buoni e cattivi. Per il sindacato sarebbe mortale seguire il governo sulla strada della politicizzazione. Noi speriamo che l’esecutivo modifichi il suo atteggiamento e che ritiri il decreto sull’articolo 18, questa è una pregiudiziale per iniziare a discutere. Dal punto di vista politico in questo paese non si ha ben chiara la dimensione di cosa si sta scatenando tra i lavoratori e le imprese. La politica è distratta, ci sono molte cose che non vanno: disattenzione, poca conoscenza dei problemi reali. E’ una situazione pericolosa».

«Dal punto di vista della rappresentanza sindacale quello che sta avvenendo – dice Gianluigi Restelli, segretario della Cisl Varese – è interessante. C’è infatti una saldatura intergenerazionale come mai prima d’ora era avvenuto. I problemi delle generazioni che si affacciano al mondo del lavoro trovano un punto di contatto con quelle più vecchie, che si preoccupano per la loro pensione. Questo è un segno che le questioni sono sostanziali e  trasversali e investono la sfera dei diritti e non della politica. Il sindacato non ha fatto altro che mettere al centro delle questioni i problemi concreti. La questione dell’abolizione dell’articolo 18 è il piede di porco per scardinare una serie di tutele e diritti fondamentali che sono legati tra loro. Va difesa la dignità che è riposta nel potere di scelta, tra reintegra e risarcimento, che il legislatore ha riconosciuto in capo al lavoratore contro il licenziamento ingiusto. Se si apre una breccia nell’articolo 18 si creano le premesse per lo smantellamento generale».

«Per capire l’importanza di quello che sta succedendo – conclude Lorenzo Todeschini, della segreteria Cisl Ticino-Olona – è significativo l’atteggiamento di alcuni lavoratori, che in un certo senso fino ad oggi non si sentivano toccati dal dibattito sindacale, specialmente nei comparti che prima erano pubblici. L’attenzione su questi temi manifestata ad esempio dai dipendenti dell’Enel e delle Poste è stata notevole. Le assemblee erano sempre affollate, un grado di partecipazione altissimo, frutto anche di un’informazione che ha funzionato. I lavoratori hanno messo in moto un meccanismo informativo spontaneo ma molto efficiente perché le questioni li riguardano da vicino».

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Pubblicato il 25 Gennaio 2002
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