Da operaio sindacalista a basista di colpi in banca
Identificata la banda del taglierino che tra marzo e agosto ha compiuto otto rapine, con l'aiuto di un incensurato di Ternate
Operaio e sindacalista ma con il vizio della cocaina, riprende contatti con amici e parenti che navigano in acque torbide per procurarsi denaro, rapinando banche. Gaetano Guaresi, un incensurato ternatese del 1964, impiegato in una ditta di materia plastiche di Biandronno, è accusato, insieme a tre complici, di una serie di rapine a banche, tra cui la filiale dove aveva il proprio conto corrente, a Bodio Lomnago. Tutti colpi effettuati tra marzo e luglio, quando, con i primi arresti, i carabinieri bloccavano una parte della banda, attorno a cui oggi, con l’operazione "Sweet life", hanno stretto il cerchio, accusando di associazione a delinquere finalizzata al compimento di rapine, sequestro di persona (i dipendenti della banche venivano rinchiusi in stanzini) e furto aggravato (le auto usate per i colpi) quattro persone: oltre al Guaresi, il fratello Ernesto Guaresi del 1979 di Rozzano, Toni Stefanello del 1981 di Milano e il cognato Sergio Abello del 1968 anche lui di Rozzano.I sei mesi di fuoco del gruppo iniziano con il colpo del 20 marzo alla Popolare di Luino e Varese di Biandronno, a due passi dalla fabbrica in cui lavora Gaetano Guaresi. Il 23 aprile tocca alla Cariplo di Bellinzago Novarese, il 2 maggio la Popolare Bergamo Credito Varesino di Bodio Lomnago. E poi ancora il 30 maggio e il 1 giugno a Paullo, il 25 giugno a Bodio Lomnago, il 4 luglio a Cernusco sul naviglio, il 16 luglio ad Arsago Seprio alla Popolare di Intra. Taglierino e volto scoperto, al massimo occhiali da sole e mascherine da chirurgo, e poi minacce ai dipendenti e segregazione dei commessi in stanze chiuse poi a chiave, prima della fuga. Dopo il colpo di Arsago i carabinieri arrestano Gaetano Guaresi, che nel frattempo aveva chiesto sei mesi di aspettativa dal lavoro per una presunta depressione, la seera stessa, mentre si trova a bordo del suo fuoristrada a Ternate, vicino casa: nel cassetto dell’auto gli sequestrano 25 milioni di lire e 20 grammi di cocaina, da cui è dipendente, appena comprata a Milano. Toni Stefanello, identificato dalla telecamere anche per un vistoso piercing al mento, viene raggiunto a casa, a Milano, in via Baroni, all’una e trenta di notte. Sfugge alla cattura, a Rozzano, Sergio Abello, che riesce a far sparire dall’appartamento anche la moglie e la figlia tredicenne. Abello ed Ernesto Guaresi riparano in Sardegna, probabilmente per godersi i soldi e fare un po’ di bella vita nell’estate vip della costa, ma decidono di dedicare un po’ di tempo al lavoro, assaltando il 16 agosto la filiale di Sennori, nel comune di Marina di Sorso (Sassari), della Banca popolare di Sassari, e lì, dopo aver parcheggiato l’auto fuori da un ristorante, vengono arrestati dai carabinieri. Ora, dopo un’intensa attività di indagine, coordinata dal pm della procura di Busto Arsizio Cristiana Roveda, gli inquirenti hanno ricostruito la carriera della banda, legando tra di loro tutti gli episodi criminosi e arrivando ad elevare l’ipotesi accusatoria per i quattro, tutti già in carcere, con l’aggiunta dell’associazione a delinquere. Un’attività criminale che aveva fruttato, nel complesso, 534 milioni di lire. |
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Operaio e sindacalista ma con il vizio della cocaina, riprende contatti con amici e parenti che navigano in acque torbide per procurarsi denaro, rapinando banche. Gaetano Guaresi, un incensurato ternatese del 1964, impiegato in una ditta di materia plastiche di Biandronno, è accusato, insieme a tre complici, di una serie di rapine a banche, tra cui la filiale dove aveva il proprio conto corrente, a Bodio Lomnago. Tutti colpi effettuati tra marzo e luglio, quando, con i primi arresti, i carabinieri bloccavano una parte della banda, attorno a cui oggi, con l’operazione "Sweet life", hanno stretto il cerchio, accusando di associazione a delinquere finalizzata al compimento di rapine, sequestro di persona (i dipendenti della banche venivano rinchiusi in stanzini) e furto aggravato (le auto usate per i colpi) quattro persone: oltre al Guaresi, il fratello Ernesto Guaresi del 1979 di Rozzano, Toni Stefanello del 1981 di Milano e il cognato Sergio Abello del 1968 anche lui di Rozzano.





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