Tumori professionali: l’Asl vuole vederci chiaro
Varese – L'azienda sanitaria scelta dalla Regione per avviare un progetto pilota. Obiettivo: fotografare la situazione nelle aziende e, se necessario, migliorarla
Prevenire i tumori professionali: questo l’obiettivo un po’ ambizioso ma assolutamente serio dell’Azienda Sanitaria di Varese che ha avviato un progetto pilota a livello nazionale. La nostra provincia è stata, infatti, scelta dalla Regione Lombardia per realizzare questa campagna grazie all’elevata professionalità del personale incaricato: Giorgio Benedettini, direttore generale dell’Asl nonchè ingegnere chimico, Renato Soma, responsabile del dipartimento di prevenzione e medico chimico, Giorgio Cellina, direttore sanitario oltre che medico ospedaliero in una zona altamente industrializzata, e Crescenzo Tiso esperto di sicurezza e prevenzione negli ambienti di lavoro. Ma di cosa si tratta? L’elevato numero di tumori riscontrato nella nostra provincia, circa 2000 nello scorso anno, di cui una parte consistente ascrivibile a fattori occupazionali, ha messo di fatto in allarme l’azienda sanitaria. Come mai, nonostante la legge 626, la situazione rimane preoccupante? La direzione di via Ottorino Rossi ha così risposto all’invito della Regione decidendo di monitorare per dodici mesi una serie di aziende del territorio. Scelte a campione, un centinaio di imprese entrerà, quindi, nel mirino dei tecnici dell’Asl che analizzeranno la pericolosità della sostanze utilizzate, l’adeguamento alle normative in tema di sicurezza, e sottoporranno i lavoratori a periodici controlli sanitari. Il fine è quello di realizzare una mappatura delle esposizioni ad agenti cancerogeni per avviare una sorveglianza epidemiologica dei possibili effetti da esposizione professionale a queste pericolose sostanze. In altri termini, l’Asl dovrà verificare dove vengono utilizzati i materiali che, a livello europeo, hanno ricevuto una classificazione di pericolosità: il loro impiego non è vietato dalla legge, ma impone l’attuazione di livelli precauzionali molto precisi. La verifica che le misure di sicurezza siano rispettate è, però, solo il primo passo. Compito successivo dell’Asl sarà quello di studiare il processo produttivo per individuare gli spazi di miglioramento ed, eventualmente, apportare modifiche che garantiscano maggior sicurezza. «Questa però – chiarisce Crescenzo Tiso – sarà una fase successiva ed eventuale. La nostra ambizione è, in effetti, quella di scoprire tecniche alternative che elevino il margine di sicurezza.» «Ogni nostro intervento, comunque – interviene Gorgio Benedettini – sarà concordato con le aziende e i lavoratori verranno messi al corrente di tutto il progetto.» La ricerca, che durerà un anno, sarà condotta in collaborazione con l’Inail e verrà sviluppata anche a Como e a Lodi
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