«Era normale stampare qualche opera d’arte in più»

Varese - Interrogato in carcere Paolo Paoli, arrestato per in falsi di Telemarket

Le litografie riprodotte in sovrappiù? Una normale prassi. I telai originari appartenuti a Michele Cascella? Una concessione autorizzata dall’artista stesso. Paolo Paoli, lo stampatore varesino arrestato nell’ambito dell’inchiesta sulle false opere d’arte vendute su Telemarket si è difeso così questa mattina, quando è stato interrogato per rogatoria dal giudice varesino Ottavio D’Agostino. Paoli, conosciuto A Varese per la sua esperienza di insegnante al liceo artistico “Frattini” ma anche per la sua azienda di stampe artistiche di via Pavesi ha risposto punto su punto alle contestazioni mosse nell’ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti. Lo stampatore, ritenuto colui che produceva materialmente le opere d’arte vendute come autentiche attraverso la televendite di Giorgio Corbelli rimane in carcere anche dopo il test istruttorio. Al magistrato varesino Paoli ha detto che quella di stampare un numero di litografie e serigrafie superiore a quello richiesto è pressi normale: vuoi perché molte copie non riescono alla perfezione, vuoi perché il più delle volte la domanda, rispetto alla richiesta iniziale aumentava. Così si spiega il fatto che nel laboratorio varesino siano state trovate copie di opere di Cascella o di altri artisti “venduti” su Telemarket. Paolo ha detto inoltre al giudice D’Agostino di non aver mai conosciuto Giorgio Corbelli, patron dell’emittente privata bresciana e anche presidente del Napoli Calcio; i suoi rapporti avvenivano sostanzialmente con Luigi Cimatti, socio in affari di Corbelli, il cui ruolo in tutta l’inchiesta sta assumendo un peso sempre maggiore.

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Pubblicato il 16 Marzo 2002
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