Export delle armi, la Cisl chiede trasparenza
Sarà in discussione in Parlamento nei prossimi giorni un disegno di legge che modifica l'esportazione di armi in Italia
Riceviamo e pubblichiamo
Sarà in discussione in Parlamento nei prossimi giorni un Disegno di legge che modifica la regolamentazione dell’esportazione di armi in Italia. La normativa attuale (legge N.185) fu approvata nel 1990 anche grazie ad una forte spinta dei movimenti pacifisti e sindacali, in particolare della FIM e della CISL. I processi politici ed economici di quegli anni, connessi alla caduta del muro di Berlino, hanno generato contestualmente una situazione di crisi della produzione bellica in Italia e in Europa senza precedenti dalla fine della seconda guerra mondiale. In quegli anni ci si è sottratti al ricatto occupazionale (liberalizzazione dell’esportazione per garantire i posti di lavoro), attraverso una forte pressione sindacale nelle aziende, anche nell’area Varesina, con l’obiettivo di conseguire una significativa diversificazione/riconversione dalle produzioni armiere in produzioni civili. Il sindacato ha puntato sin dall’inizio ad un intervento credibile e concreto sulla tipologia delle produzioni, evitando il facile rischio di una posizione schizofrenica che da una parte declama a gran voce parole d’ordine di alto contenuto morale mentre dall’altra accetta nei fatti le strategie produttive aziendali. Non è un caso che la produzione civile sia diventata significativa nel campo elicotteristico e, in Aermacchi, è arrivata anche a superare il 50% del fatturato. Gli accordi di unificazione di parte delle aziende europee del settore hanno messo in seria discussione il controllo e la trasparenza dell’export. E’ facile prevedere infatti che le aziende sovranazionali tenderanno a spostare le fasi di assemblaggio dei sistemi d’arma nei paesi in cui la legislazione è meno rigorosa, con le conseguenti ricadute occupazionali. Attualmente il problema è stato parzialmente affrontato da un accordo internazionale firmato e ratificato da Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Spagna e Svezia. In questo accordo è prevista la possibilità di veto per ogni singolo paese, nel caso in cui vengano richieste esportazioni con destinazioni finali in Paesi ritenuti a rischio. Il pericolo principale risiede nella possibilità che le modifiche alla legge 185 aprano la cosiddetta “licenza globale” anche a paesi dell’Unione Europea o della Nato che non hanno sottoscritto il succitato accordo. Da qui il giusto timore che si possa creare un percorso che sfugga al controllo ed alla regolamentazione prevista nei singoli Paesi, i cui Governi e Parlamenti non sarebbero più in grado di conoscere e controllare le destinazioni ultime delle esportazioni.
Crediamo quindi che la FIM e la CISL debbano impegnarsi per:
– Appoggiare la campagna di denuncia e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica operata dalla Rete Lilliput.
– Realizzare un contributo specifico sindacale relativo alla stesura di proposte di emendamenti orientati ad un maggior rigore nel controllo delle esportazioni di armi da tutta l’Unione Europea.
– Organizzare un’iniziativa pubblica di discussione e confronto, coinvolgendo i delegati delle aziende interessate, i movimenti sensibili a queste problematiche e le strutture sindacali FIM e CISL. Solo così, pur in un nuovo contesto di integrazione europea anche nel settore armiero, sarà possibile continuare ad attuare il principio della sovranità della politica, escludendo vendite di armi a paesi in contrasto con la lotta al terrorismo internazionale e con la pace e la sicurezza.
Varese – Busto Arsizio
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