Quando una vita viene spezzata

La riflessione di don Andrea Meregalli responsabile della pastorale dell'università di Milano

In questa tragica occasione riproponiamo un toccante editoriale scritto da Don Andrea Meregalli per Varesenews in occasione di un’altra vicenda, altrettanto tragica: il suicidio di una studentessa diciassettenne che si lanciò dal ponte di Cairate nel maggio di due anni fa. All’epoca dei fatti, Don Andrea era il responsabile della pastorale per la scuola

Quando una vita viene spezzata sarebbe meglio tacere, per lasciare che nel silenzio abissale della morte qualche sussurro di quelli fin qui rimasti nascosti aiuti a capire qualcosa di più.
Parlare significa forse aumentare il rumore che copre quei fragili sussurri che fin qui nessuno è riuscito a cogliere, lasciando sprofondare nella solitudine di una scelta estrema.

La prima considerazione dopo l’ennesimo suicidio che ha accompagnato un’altra volta la fine dell’anno scolastico è questo invito a fare qualche silenzio in più per riuscire a cogliere i sussurri inascoltati di chi ha forse solo bisogno di qualcuno che non faccia sprofondare nell’abisso della solitudine dove ogni difficoltà, anche relativamente piccola, può sembrare insopportabile.
E la scuola sa ascoltare ancora troppo poco le ragioni dei giovani, sa ancora troppo poco dare la parola per esternare le proprie difficoltà e per far sentire i propri bisogni. La scuola occupata a misurarsi con conoscenze e competenze sa ancora troppo poco trovare spazi per la vita vissuta di tanti giovani.

Silenzio anche per lasciare spazio ai sussurri dei genitori, degli insegnanti, dei compagni di classe…non oso pensare a cosa possa passare per la mente dei suoi genitori o dei suoi compagni di classe o dei suoi amici e delle sue amiche.
Anche loro rischiano di sprofondare in solitudini angoscianti.

Non mi va nemmeno di buttarmi, con qualche cinismo, nella ricerca delle responsabilità, perché la nostra ragione chiede di capire chi è responsabile, ma prima di attribuire responsabilità bisognerebbe ascoltare. Per capire bisognerebbe far emergere tutto quello che fin qui è stato coperto da altre voci, da altre parole, quello a cui nessuno a osato o saputo dare ascolto.

Vivendo nella scuola e sentendomi responsabile di come è la scuola, non posso non chiedermi come la scuola può fare i conti con questi suicidi di fine anno… Gli adulti non possono dare solo risposte emotive di fronte a queste disgrazie, devono lasciarsi interrogare e imparare ad elaborare nuovi percorsi …perché una vita, anche una sola vita, è una cosa troppo grande per rassegnarsi ad accettare che possa essere buttata in questo modo, senza che questo ci spinga a fare di tutto per questo non si ripeta. 

Don Andrea Meregalli

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Pubblicato il 19 Marzo 2002
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