| Riceviamo e pubblichiamo
Egr. direttore questo mio scritto o sfogo può avere come titolo ideale "Malasanità", non quella roboante, spesso abusata nei mass-media ma quella più sottile, cercata con obiettivi precisi. Quando si viene toccati da queste scelte disfunzionali lo sconforto e il senso d’impotenza aumentano e se per di più queste disfunzioni non sono figlie di un errore (e come tale in fondo comprensibili), ma sono il risultato di calcoli che esulano dal benessere degli assistiti allora lo sconforto diventa rabbia e l’impotenza diventa voglia-bisogno di reagire anche animatamente a difesa dei propri diritti. La mia storia é semplice e nello stesso tempo amara, forse per altri può essere banale o "fastidiosa", ma é la storia di tante famiglie piegate dal dolore del disagio psicologico e dalla fatica di compiere piccoli passi verso un miglior benessere esistenziale dopo anni di terapia. Mia figlia da anni segue una psicoterapia presso l’ambulatorio di via Paravicini ( "l’ambulatorio degli acquazzoni") con una frequenza settimanale. Da anni mia moglie per accompagnare nostra figlia alle sedute fa uso di mezzi pubblici per accedere all’ambulatorio. In un incontro tra la terapeuta e mia figlia la dottoressa comunica che é possibile un trasferimento dell’ambulatorio da via Paravicini a Velate. All’incredulità di mia moglie la dottoressa é visibilmente a disagio e calca l’attenzione sul fatto che non c’è ancora sicurezza sul trasferimento ma si ha come la sensazione che la dottoressa non possa dire altro, forse per non suscitare un polverone. Mi attacco al telefono e un dirigente di mia conoscenza mi conferma l’intenzione di questo spostamento "giustificato" dall’esigenza di una migliore razionalizzazione dei presidi ospedalieri e che in fondo Velate non é così mal servito dai mezzi pubblici (sic!). Per noi il trasferimento, se avverrà, comporterà dei disagi tali da non permettere il proseguimento del trattamento. Il dubbio che mi sorge é che questo é un modo per screditare il Servizio, tra l’altro ben funzionante, decentrandolo, isolandolo, facendogli perdere le sue origini storiche. Un ambulatorio inefficace perché poco usufruibile sul piano degli spostamenti può dar spazio a quel "privato accreditato" tanto caro al presidente Formigoni, che forse dopo farà rientrare il servizio in via Paravicini sotto l’egida di una denominazione privata con la sovvenzione della regione Lombardia. Allora mi sorge una domanda "Caro dott. Lucchina perché l’ambulatorio deve uscire da villa Fitzmayer?"
lettera firmata
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