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Il lago di Varese restituito ai varesini che ci si potranno specchiare. Quanto a farci il bagno dovranno avere ancora un po’ di pazienza. L’acqua del lago è tornata pulita, garantiscono la Provincia, il centro Comune di Ricerca di Ispra e Sogeiva, ma, è praticamente certo, neppure quest’anno sarà possibile immergersi. Ci si arriverà forse, ma l’appuntamento è rimandato. Ma in fondo non era questo il punto della questione, quello di cui si è parlato al convegno pubblico che si è svolto questa mattina, venerdì 19 aprile, all’Università dell’Insubria presenti tutti i soggetti coinvolti nel piano di risanamento del lago di Varese. E’ un dato di fatto che la situazione sia migliorata perché due anni di attività non sono certo stati vani: il piano infatti è diventato operativo nel maggio del 2000 e i principali risultati hanno riguardato il ricambio delle acque profonde, con 22 milioni di metri cubi prelevati (pari a quasi tre volte il totale delle acque del lago) e le sostanze nutrienti asportate: 80.000 chilogrammi di azoto e fosforo, principali responsabili dell’eutrofizzazione del lago. Per "dare aria" alle acque, ha spiegato il presidente di Sogeiva Carlo Garbardini, sono stati invece utilizzate quasi 1000 tonnellate di ossigeno liquido. Qualche dato tecnico. Il piano prevede due tipi di intervento: l’ossigenazione, attuata ad una profondità compresa tra i cinque e gli otto metri in dodici diversi punti (nei bacini antistanti le località di Schiranna, Bodio Lomnago, Cazzago Brabbia e Cassinetta di Biandronno); il prelievo ipolimico, cioè il sifonamento delle acque più profonde e povere di ossigeno. Il prelievo ipolimico viene effettuato a oltre 20 metri di profondità da tre punti diversi posti nella porzione di lago tra Gavirate e Biandronno. Entrambi gli interventi vengono eseguiti solamente nel periodo di stratificazione delle acque, compreso tra la primavera e l’autunno inoltrato. In questi due anni per verificare l’andamento dell’attività e gli effetti prodotti, sono stati eseguiti 175 sopralluoghi che hanno comportato 1480 campionamenti. Le stazioni di rilevamento sono sei e si trovano lungo il fiume Bardello ma i dati vengono trasmessi automaticamente anche da due "boe" collocate, nell’aprile dell’anno scorso, alla Schiranna (a 5 metri di profondità) e a Gavirate (a 20 metri di profondità). Il piano, realizzato con la collaborazione del CCr di Ispra, ha dato ottimi risultati e potrebbe anche essere esportato. Ma resta il fatto che la guardia non potrà mai essere abbassata, per il lago di Varese come per il lago Maggiore. I dati diffusi a gennaio e che verranno aggiornati nei prossimi giorni non rivelano niente di buono: «Dei trenta punti in cui vengono fatti i prelievi dall’Asl – ha detto l’assessore provinciale all’Energia e all’Ecologia Alvise Brovelli – soltanto sei hanno ottenuto l’autorizzazione alla balneazione, gli altri, compreso Cazzago Brabbia e la Schiranna, probabilmente non l’avranno. Cosa c’è che non va? Di preciso, almeno per quanto riguarda il lago Maggiore non lo sappiamo, probabilmente ci sono scarichi che sfuggono al nostro controllo» «Il risanamento del lago di Varese è ormai un traguardo vicino.- ha detto invece il presidente della Provincia Massimo Ferrario- Nel 1995 avevamo promesso un impegno forte per il suo recupero. Oggi possiamo dire di aver tenuto fede a quella promessa. La nostra cura ha già prodotto effetti evidenti non solo agli esperti, ma a tutti i cittadini».
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