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Questo brano è tratto dal libro "Varese il bianco e il nero", di Carlo Meazza e Carlo Zanzi, Macchione Editore
C’era il sole giovedì 7 ottobre, ai funerali di Andrea. Un bel sole caldo, poco ottobrino, che sapeva di resurrezione. Ma pioveva, e tirava aria gelida, domenica 3 ottobre, un mese fa, quando Andrea è morto. Se ci si facesse condurre da suggestioni metereologiche, i conti tornerebbero: morte e resurrezione. Andrea è vivo, e il suo sorriso è caldo e convincente come il sole. Troppo facile. E d’altra parte c’è troppa commozione e grande rimpianto per il giovane di Sant’Ambrogio, che ci ha lasciato con largo anticipo sulla tabella di marcia. Posso arrischiare la prima persona, perché Andrea è stato mio alunno alla media "Vidoletti". Un ragazzo quasi timido, riservato ma capace di creare intorno a sé amicizia. Un grande sportivo, tanto che è ancora in suo possesso il record della scuola degli 80 metri ad ostacoli da 82 centimetri. Poi l’autunno dopo la terza media, un incidente e il miracoloso ritorno alla vita, anche grazie al fisico integro e alle preghiere dei tanti amici, suoi, di papà Mariano, di mamma Bambi, di Filippo, di Valentina. Tornava a trovarmi, Andrea, giù in palestra alla "Vidoletti". "il mio record?" chiedeva, temendo fosse stato depennato. "C’è, c’è, vieni a controllare". Sbirciava sul cartellone, e il suo sorriso ancor più s’allargava. Mi baciava, manifestazione di una grande, immeritata riconoscenza, salutava alla sua maniera (con le trombe da stadio) e se ne andava, lasciando al suo gemito le code svolazzanti dei suoi cagnolini, e infinite domande a noi. Ha sofferto il ventenne Andrea. Per questo i suoi sorrisi valevano molto di più. E anche per questo la chiesa di Sant’Ambrogio era gremita, il giorno del suo saluto. Affetto anche sul sagrato, e nel lungo corteo verso il camposanto, con le torri dei Meneghin (padre e figlio), di Marino Zanatta e le altezze normali di tutti gli altri. Infine l’abbraccio intorno alla terra scavata, le ultime orazioni di don Giuseppe, i cagnolini ad accompagnare Andrea anche lì, e la tromba da stadio che è finita oltre la terra rimossa. E, su tutti, un bel sole caldo. E, più su ancora, ma anche fra noi, il mistero di Dio, che ha voluto Andrea, che infine lo ha riabbracciato, nel luogo dei suoi sogni compiuti.
Carlo Zanzi
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