L’impianto di compostaggio? “Troppo vicino al Boesio”
La documentazione fotografica, raccolta da proprietario del fondo attiguo all’impianto è stata presentata all’Arpa Provinciale. Tra gli scatti anche le immagini che ritraggono la dispersione di materiale organico
Una serie di foto – una ventina di scatti – che immortalano i momenti immediatamente successivi all’uscita del Boesio in località Breccia, a Gemonio, dove sorge il nuovissimo impianto di compostaggio. Foto scattate da Federico Curti, che vive in una villa separata dall’impianto solo da un parco privato. Foto che Curti ha trasmesso all’Arpa provinciale, ossia l’agenzia regionale per l’ambiente. Dagli scatti, proposti alla redazione di Varesenews unitamente a parte della documentazione riguardante l’impianto di compostaggio costruito dalla "Iniziativa Varesina Asmbiente SRL", si nota chiaramente come le acque, in prossimità del fiume Boesio, tracimato lo scorso 3 maggio a seguito delle abbondantissime precipitazioni, siano andate a investire una grande massa di materiale organico. C’è da chiedersi quali effetti questo tipo di evento abbia prodotto sulle falde acquifere sottostanti, vista la presenza, nei pressi dell’impianto di un pozzo d’acqua potabile. Da qui la decisione di trasmettere tutta la documentazione all’ente preposto alla vigilanza per questo tipo di eventi, l’Arpa appunto.
"Ma non finisce qui – afferma lo stesso Curti. Come dimostrato dai ricorsi che abbiamo presentato al Tar della Lombardia nell’ottobre del 1998, fin dall’inizio ci opponemmo alla realizzazione di questo impianto, chiedendo l’annullamento della delibera approvata dal comune di Gemonio nel luglio dello stesso anno, delibera che di fatto dava il via libera al "progetto di impianto tecnologico di compostaggio per la frazione organica degli Rsu".
Le motivazioni che spinsero Curti a recarsi di fronte al TAR erano e sono – dato che l’ultima udienza di merito dinanzi al TAR risale al 10 aprile scorso, e la vicenda è da ritenersi del tutto aperta – da ricercarsi nel mancato rispetto della distanza dell’impianto rispetto al fiume Boesio, alle abitazioni e nella relativa edificazione di argini che avrebbero di fatto ostacolato l’esondazione, incanalando l’acqua a valle, dritta verso l’ospedale.
Estremi per un’azione penale ai danni di chi, violando la legge avrebbe provocato un’inondazione a valle? "Stiamo valutando con un pool di legali e di esperti del settore la possibilità di seguire anche questa via – conclude Curti. Certo è che oramai la frittata è fatta: l’acqua è uscita dal fiume e i danni sono stati sopportati da tutti. Mi chiedo il perché di tutto questo dopo che il campanello d’allarme è scattato a suo tempo, e già in sede di costruzione dell’impianto era possibile porre rimedio a ciò che è oggi accaduto".
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