Angela Missoni ospite a Villa Panza: “Dove c’è un’anima non c’è solo un prodotto”
La stilista ospite della serie di incontri a Villa Panza con il creative director di ICON Luca Stoppini
Creatività, radici territoriali, ossessione per i dettagli e una famiglia che è insieme nucleo affettivo e motore aziendale. Angela Missoni ha raccontato tutto questo a Villa Panza, ospite della serie di incontri del FAI “Voci di Varese”, dialogando con Luca Stoppini, creative director di ICON.
Un ritratto insolito di una dei marchi più originali della moda italiana, cresciuto a Sumirago e rimasto profondamente legato al territorio anche quando è diventato un riferimento internazionale.
La curiosità come punto di partenza
Il filo conduttore di tutto il percorso professionale di Angela Missoni è stata la curiosità, una parola che ha usato più volte, quasi come una dichiarazione di metodo.
«Ho sempre avuto uno sguardo curioso, perché non c’è creatività senza curiosità. È raro che un oggetto non mi incuriosisca. Sono un radar per capire come sono fatte le cose. E anche sul lato estetico sono sempre stata curiosa.»
Ma la curiosità, ha spiegato, non è sufficiente da sola se non si accompagna a una struttura che la incanali. Il tempo, i vincoli, le scadenze non sono nemici della creatività: sono la cornice che la rende possibile.
«Avere una cornice di tempo ti obbliga a fermare il punto e a raggiungere l’obiettivo. Avere la cornice non annulla la creatività, ma la stimola.»
Nata dentro la moda: da spettatrice a protagonista
Angela Missoni è cresciuta letteralmente dentro l’azienda di famiglia. Sua madre Rosita sceglieva i modelli e i tagli, suo padre Ottavio selezionava i tessuti: lei, da bambina, osservava. E ha imparato a fare entrambe le cose.
«Mia madre faceva i capi con i tessuti che sceglieva mio padre: io ho fatto entrambi i lavori. Magari non tagliavo i quadretti perchè lo sviluppo tecnologico ha sostituito la manualità. Ora vedo mia figlia che fa l’artista con i telai e non usa neppure più la carta e il modello: va direttamente al lavoro.»
Un passaggio generazionale che racconta l’evoluzione del mestiere, e della famiglia, nel tempo. Dalla manifattura artigianale alle sperimentazioni tecniche delle nuove generazioni, con il filo comune della manualità e del fare.
L’archivio: 5.000 capi e una memoria straordinaria
Uno degli aspetti meno noti ma più affascinanti della storia Missoni è l’archivio che la famiglia ha costruito nel tempo, quasi per istinto, prima ancora che per strategia.
«Abbiamo spontaneamente tenuto tantissimo materiale: capi singoli — circa cinquemila — pochissimi archivi di moda hanno una raccolta così ampia. Ma abbiamo conservato anche tutta la documentazione dei lavori, dei colori, le immagini, gli articoli di giornale.»
Un patrimonio che oggi è accessibile — con modalità controllate — anche al pubblico, grazie alle aperture organizzate nelle giornate del FAI. «Non si può vedere tutto, ma si possono fare ricerche incredibili perché è molto organizzato», ha detto Angela. Nell’archivio c’è anche un’ingente raccolta di materiali di ricerca: fotografie, video, documenti di processo.
Oliviero Toscani e il ritorno alle radici
Negli anni della direzione creativa, Angela Missoni ha attraversato anche la stagione della fotografia pubblicitaria di massa, lavorando con Oliviero Toscani, che aveva già ritratto la famiglia Missoni in scatti diventati iconici.
Quando la comunicazione di moda si è spostata verso il digitale, con ritocchi e perfezione esasperata, Angela ha scelto di andare nella direzione opposta.
«All’inizio sembrava divertente la novità digitale del ritocco, ma poi l’eccessiva perfezione di quelle foto mi ha dato un rifiuto. Ho deciso di tornare ai valori tradizionali e familiari. Ho usato la mia famiglia, tutti molto fotogenici, e ho avuto una risposta entusiasta, grazie anche a un fotografo molto minimale».
Una scelta controcorrente che si è rivelata vincente: in un momento in cui tutti puntavano alla perfezione digitale, la famiglia vera, non costruita, non ritoccata, ha parlato in modo più diretto al pubblico.
L’ossessione per le rifiniture e il salto verso l’alto
Angela Missoni ha ereditato un’azienda nata come prêt-à-porter e l’ha trasformata in qualcosa di più elevato — senza tradirne l’identità. Il laboratorio interno, che ha sempre gestito direttamente la produzione compresa la maglieria, è stato lo strumento di questa trasformazione: «Il nostro marchio è stato legato all’azienda interna, con tutta la lavorazione, inclusa la maglieria. Io sono sempre stata ossessionata dal dettaglio. Negli anni ho alzato il livello dell’azienda che avevo ereditato.»
Anche la scelta di sfilare a Milano nasce da una logica familiare e territoriale: suo padre Ottavio non capiva perché ci si dovesse spostare a Firenze per le sfilate. Le prime collezioni vennero presentate a Sumirago, poi — insieme ad altri — a Milano, contribuendo a costruire ciò che sarebbe diventata la settimana della moda milanese.
«Dove c’è un’anima non c’è solo un prodotto»: questa frase, pronunciata quasi di passaggio durante l’incontro, è forse la sintesi più precisa del modo in cui Angela Missoni ha sempre pensato al suo lavoro. Non come industria, non come comunicazione, ma come espressione di una famiglia, di un luogo, di una curiosità che non si è mai spenta.
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