«Siamo prigionieri della frana»

Il disagio toccato con mano e raccontato dai cittadini dell’enclave, più vicini alla Svizzera che all’Italia. Speranza per le promesse dell’ANAS «ma oramai le conosciamo…e se la strada richiudesse il 27?»

Cara redazione, perché non venite a trovarci per verificare coi vostri occhi lo stato in cui viviamo a causa della frana che si è abbattuta il 3 maggio sulla statale e la ferrovia?».
Così recitava una E-mail che un amico ci ha spedito da un punto di ritrovo di Maccagno, il bar “Il fannullone”. E l’amico in questione è Marcello De Matteis
(nella foto a destra con i clienti del Fannullone), proprietario del bar. Presto fatto, verrebbe da dire. La statale 394 è aperta al transito solo per le ambulanze e i mezzi di soccorso, ci dice una Maria Luisa Panseri, una volontaria della protezione civile di Pino Lago Maggiore a presidio delle transenne che non permettono il passaggio delle auto. Mentre apprendiamo questo, dalla montagna si staccano una serie di massi che finiscono dritti nel lago. Poco dopo passa un’ambulanza a sirena, con auto medica: una persona si è sentita male e viene trasportata all’ospedale di Luino.
Meglio imbarcarsi sul traghetto della Navigazione Lago Maggiore, a Luino. Qui, data la calca delle persone che debbono arrivare a Maccagno e negli altri paesi rimasti isolati – Pino Lago Maggiore, Veddasca, Tronzano – perdiamo il traghetto. E’ necessario aspettare altri dieci minuti: le persone si lamentano nell’atrio della biglietteria. «Insufficienti i traghetti», dice un anziano, «siamo dimenticati da tutti», accenna un altro. Il biglietto, andata e ritorno, costa 1,5 euro.
Arrivati, dopo altri 10 minuti di viaggio sul traghetto – da cui è visibilissima la frana – ci accoglie Marcello, che ci dà uno strappo al bar dove già sono molti gli avventori che vogliono parlare. Qui veniamo subissati di storie. Quella dell’edicolante che si è visto aumentare i prezzi dei quotidiani a causa del trasporto, e che l’ha obbligato a chiudere per qualche giorno. Poi gli esercenti, come Marcello, che devono fare i conti vuoi coi fornitori – che per gli approvvigionamenti su gomma sono costretti a passare dalla Svizzera – , vuoi con gli orari dei traghetti. «L’ultima corsa per Luino – afferma Marcello – è alle dieci e mezza di sera. Il mio bar chiude all’una di notte, spiegami tu come faccio a tornare a casa: devo trovarmi da dormire qui! Poi c’è il problema degli artigiani: immaginati un muratore che per lavorare deve spostarsi in traghetto, coi sacchi di cemento e i badili…». C’è poi chi parla dell’indotto economico fermo, a causa della frana, come l’amico Roberto Stangalini. «Questo è un punto di snodo importantissimo per le comunicazioni: a parte le numerosissime auto dei frontalieri – dice Roberto – qui transitano più di 80 convogli merci al giorno. Molti autotrasportatori sono fermi, e voglio vedere come andrà la fiera di Luino, che proprio oggi viene inaugurata».  Si lamenta anche Angelo Cane, promotore di una raccolta firme presentata al comune: «oltre al problema costituito dagli spostamenti, c’è anche la questione dell’informazione: vogliamo un’assemblea pubblica dove il sindaco, che ha ben pensato di prendersi qualche giorno di vacanza, possa spiegare alla cittadinanza quello che succede. Per questo abbiamo raccolto più di 400 firme tra i cittadini». Diamo la notizia che nella riunione avvenuta in mattinata Bonomi, dell’ANAS, ha promesso l’apertura della statale per la fine di settimana prossima e finanziamenti per la costruzione di importanti opere. A rispondere, con sarcasmo, sempre Angelo «di promesse ne abbiamo già sentite tante, per poi vedere il teatrino tra Ferrovie e ANAS dove passano i treni e le auto rimangono ferme perché nessuno vuol prendersi la responsabilità di dare l’ok! La strada riaprirà sabato prossimo? Bene, ma speriamo che poi non chiuda, il 27, il giorno dopo le votazioni!».


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Pubblicato il 11 Maggio 2002
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