Uslenghi: «Don Silvano è finito in soffitta?»
Nel ’94 la piazza antistante alla chiesa del Crocifisso fu titolata a Don Silvano Terragni su proposta della Lista Civica Città Nuova; oggi la piazza è dedicata a “G.Truffini”
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Dove è finita l’insegna che titolava l’attuale piazza “Truffini” a don Silvano Terragni? È quanto si chiede il consigliere comunale di Città Nuova Carlo Uslenghi. «Era la sera del 12 settembre 1994 quando, alla presenza del vicario generale della diocesi di Milano, monsignor Giudici, del prevosto di Tradate, don Luigi Stucchi, della autorità civiche, veniva intitolata la piazzetta antistante la chiesa del Crocifisso a don Silvano Terragni, che fu prevosto di Tradate, grande maestro di dialogo e di spiritualità. La proposta di ricordare don Silvano, con l’intitolazione della piazzetta, fu fatta allora da Città Nuova in sede di Consiglio Comunale, e accolta da tutti i gruppi consiliari». Oggi sulla targa l’intitolazione della piazzetta è dedicata a “G. Truffini”. Carlo Uslenghi, candidato sindaco della lista civica Città Nuova alle prossime elezioni comunali e consigliere da nove anni, chiede pubblicamente come mai vi sia stata questa sostituzione senza che l’amministrazione uscente avvisasse il consiglio comunale. «Ma, sullo stesso palo, avrebbero potuto stare entrambe le targhe, o no? Domanda: Chi ha disposto il cambiamento, dove è finito don Silvano, in soffitta? A conoscenza di ciò, c’è qualche assessore o forse anche l’attuale prevosto, don Stucchi? E’ stato un errore tecnico, oppure una precisa volontà revisionista?» «Visto che la volontà di installare quella targa fu di tutto il Consiglio Comunale – conclude Uslenghi – chi ha disposto la modifica (per legge la decisione è deliberazione di Giunta Comunale), avrebbe comunque avuto l’obbligo morale di informare i consiglieri comunali della motivazione. Insomma noi di Città Nuova, promotori dell’iniziativa, chiediamo di far tornare don Silvano, là, dove quella sera, era il 1994, tutta la città ha ricordato l’uomo, il prete, e la sua testimonianza insostituibile di dialogo e di bontà, da cui ci sarebbe tanto da imparare». |
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