Nessuno dei vicini lo conosceva
La vittima era poco conosciuta. Abitava in via Cantoreggio da circa un anno
Quattro numeri civici, quattro scale, 12 appartamenti per ciascuna, per un totale di 48 abitazioni. Eppure quasi nessuno conosceva Davide La Versa, l’uomo morto nell’esplosione del suo appartamento, al numero 35 di via Cantoreggio. Abitava lì da circa un anno, faceva l’infermiere all’ospedale di Circolo, al reparto di nefrologia, dopo un breve periodo passato al pronto soccorso. «Un tipo riservato», dicono i vicini, «di poche parole». Nessuno riesce a tracciare un profilo, a dare un’indicazione in più del semplice «sembrava una brava persona». Nel cortile c’è ancora la sua macchina con il finestrino anteriore sinistro divelto. «Lo incontravo sul pianerottolo – dice Rosanna Minazzi – che abita al secondo piano del palazzo. Buongiorno e buonasera non saprei dire di più. Una persona discreta. Sapevo che faceva l’infermiere, i turni di notte, ma era poco tempo che abitava qui».
Paola Merlini piange, è scossa. Viaggia tra la gente con un’aria inebetita di chi si è svegliata di soprassalto e invece della realtà ha trovato un incubo. Lei, che abita nella palazzina a fianco di quella della vittima, al momento dello scoppio stava dormendo di fronte alla televisione. Un riposo dopo un turno di lavoro mattutino. «Ho sentito un’esplosione fortissima e non capivo che cosa stesse succedendo. Mi sono affacciata istintivamente alla finestra che dà sul cortile e ho visto il corpo di un uomo dilaniato, scaraventato fuori dal balcone. Polvere e vetri, un caos indescrivibile. Sono corsa giù dalle scale, senza pensare dove andare, l’importante era uscire. Non riesco a riprendermi è stato terribile. Io non lo conoscevo, l’avrò visto due o tre volte».
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Quattro numeri civici, quattro scale, 12 appartamenti per ciascuna, per un totale di 48 abitazioni. Eppure quasi nessuno conosceva Davide La Versa, l’uomo morto nell’esplosione del suo appartamento, al numero 35 di via Cantoreggio. Abitava lì da circa un anno, faceva l’infermiere all’ospedale di Circolo, al reparto di nefrologia, dopo un breve periodo passato al pronto soccorso. «Un tipo riservato», dicono i vicini, «di poche parole». Nessuno riesce a tracciare un profilo, a dare un’indicazione in più del semplice «sembrava una brava persona». Nel cortile c’è ancora la sua macchina con il finestrino anteriore sinistro divelto. «Lo incontravo sul pianerottolo – dice Rosanna Minazzi – che abita al secondo piano del palazzo. Buongiorno e buonasera non saprei dire di più. Una persona discreta. Sapevo che faceva l’infermiere, i turni di notte, ma era poco tempo che abitava qui».
Molti inquilini dei tre palazzi al momento dello scoppio, intorno alle 18, si trovavano fuori dalle palazzine, chi stava rientrando al lavoro chi era nelle vicinanze. «Io ero nella casa di fronte – continua la Minazzi – a cento metri, a casa di mia suocera. Ho sentito un boato tremendo e ho visto una nuvola di fumo. Mi sono precipitata a casa e ho visto una scena raccapricciante. Il cadavere dell’uomo riverso nel cortile, macerie e vetri dappertutto. Ho incrociato un mio vicino, Luciano Esposito , che la sorte ha aiutato non poco. Lui abita proprio sotto l’appartamento che è scoppiato e al momento della tragedia aveva deciso di scendere in cantina. Questa sera andrò a dormire dai miei parenti a San Fermo perché il mio appartamento è al momento inagibile».
L’esplosione ha danneggiato maggiormente la parte che dà all’interno del cortile. Provenendo da via Piemonte, sulla facciata anteriore, si intravede solo l’alone nero intorno alla finestra e lo stipite della stessa semidistrutto.





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