Amianto: «Mai nascondere le situazioni pericolose»

Un successo il convegno regionale organizzato dall'Asl di Varese sulla prevenzione del rischio amianto. Numerosi i presenti intervenuti per conoscere la situazione. A distanza di dieci anni, ancora troppi i problemi

Che l’amianto fosse un nemico si aveva già sentore all’inizio del secolo scorso. Nel 1900, infatti, in Inghilterra venne riconosciuto che l’amianto provocava l’asbestosi, una fibrosi polmonare evolutiva. Nel 1934 venne descritto per la prima volta un particolare carcinoma  della pleura che fu denominato mesotelioma. Ma si deve attenere il 1965 perchè la comunità scientifica riconosca il binomio amianto-mesotelioma. E il 1992 perchè l’Italia si doti di una legislazione che lo metta al bando.
Da allora molta strada è stata fatta nel campo della bonifica delle aree più pericolose. Ma molto rimane ancora da fare oggi. 
La normativa del ’92 ha imposto a tutte le regioni di dotarsi di un piano amianto che analizzi la situazione locale e delinei le linee di intervento in materia. 
La Lombardia è sicuramente in prima fila nelle operazioni di bonifica: dati relativi al 1991, ultimo anno di liberalizzazione dell’amianto, indicano che le aziende "indiziate" sono 107.000, mentre per quanto riguarda la mortalità per tumore alla pleura siamo al quarto posto in Italia con 1787 casi. 

A Varese, in particolare, la situazione è abbastanza "buona": il tasso d’incidenza è attorno all’1,2 contro il 5 di Genova o di Trieste, città esposte a causa dei cantieri navali. A livello locale, le aree più a rischio sono state individuate ad Angera, Ispra, Saronno e Sesto Calende.
L’Asl funge da controllore in quest’opera di analisi e bonifica del territorio: «La fotografia che abbiamo è abbastanza dettagliata – spiega Crescenzo Tiso, del Dipartimento Prevenzione dell’Asl –  perchè chi effettua la bonifica ci deve fornire un programma dettagliato degli interventi. Lo scorso anno abbiamo ricevuto 1000 segnalazioni».
«Attualmente il problema è comunque quello di riuscire ad ottenere collaborazione – commenta Giorgio Benedettini, direttore generale dell’Asl – abbiamo necessità che ci vengano segnalate le situazioni, che non si tengano nascoste, soprattutto quando cominciano a divenire pericolose perchè rilasciano fibre».
Nodo da sciogliere rimane, comunque, anche quello dello smaltimento. Non tutte le discariche possono ricevere questo materiale pericoloso. In Lombardia ci sono unicamente dieci discariche autorizzate, e nessuna di essere si trova a Varese. 


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Pubblicato il 20 Settembre 2002
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